In mostra a Rancate il Rinascimento ticinese

Alla Pinacoteca Züst la mostra "Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2"

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A volte ritornano. Le buone mostre, si intende. Poco meno di dieci anni fa, la Pinacoteca Züst di Rancate in Canton Ticino aveva allestito un’esposizione intitolata Il Rinascimento nelle terre ticinesi, dedicata a nuove e rivelatrici esplorazioni su uno dei periodi più frequentati della storia dell’arte, ma ancora largamente ignorato nei territori intorno ai laghi “lombardi”. Quella mostra ebbe un notevole successo e servì appunto a mostrare la ricchezza del patrimonio artistico antico tra il Ticino, il Comasco e il Varesotto e, reciprocamente, quanto lavoro c’era ancora da fare per metterlo in luce.

La stessa Pinacoteca, con gli stessi curatori (Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa), torna adesso sull’argomento, portando a conoscenza del pubblico nuovi studi, nuove acquisizioni e, ovviamente, “nuove” opere.

All’origine dell’esposizione attuale intitolata semplicemente Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2, c’è l’acquisizione alle collezioni della Pinacoteca Züst di una tavoletta opera di Francesco de Tatti e originariamente parte della pala d’altare della chiesa parrocchiale del piccolo nucleo di Rancate (oggi parte della Città di Mendrisio). Grazie alla partecipazione dello Stato elvetico, l’acquisto presso una casa d’aste è andato a buon fine, così che l’opera è tornata nel contesto per il quale era stata realizzata (per quanto dislocata di qualche metro: la Pinacoteca è appena al di là della strada rispetto alla chiesa).

La mostra prende quindi le mosse da questo dipinto e dal suo autore, originario delle terre varesine, ma con stretti legami con le terre ticinesi (suo fratello era orafo a Bellinzona), ma poi si allarga al tema più generale delle dispersioni, seguendo la diaspora che molte opere hanno subìto tra la fine del Settecento e l’inizio del Novecento. Vendute dalle comunità, esse fanno ora bella mostra di sé in musei e collezioni di mezzo mondo.

Una paziente opera di ricerca le ha individuate e le ha riportate, per qualche mese almeno, nella terra d’origine, mostrando una volta di più l’interesse e la potenzialità delle indagini in ambito locale, ma costitutivamente aperte alle prospettive più ampie.
È così possibile ammirare le vetrate già in San Vittore Mauro di Poschiavo e oggi al Landesmuseum di Zurigo, oppure la pala di Bernardino Luini già in Santa Maria degli Angioli a Lugano e oggi in una chiesa di Oxford, o ancora la pala dipinta da Calisto Piazza pure per Santa Maria degli Angioli e oggi divisa tra due sedi a Firenze e Calvagese della Riviera (e riunita nell’esposizione di Rancate per la prima volta dalla dispersione).

La mostra ha quindi una precisa valenza politica, cui i curatori tengono molto, nell’affrontare e affermare l’importanza della memoria di un territorio, che si esprime anche nella consapevolezza del proprio patrimonio artistico e culturale e che può essere messa in evidenza anche con indagini dai precisi limiti geografici, cronologici e stilistici. Il valore di un’esposizione come questa si misura non solo sulla bellezza delle opere esposte, ma anche sulla centralità delle riflessioni che sollecita.

Non è quindi fuori luogo sottolineare, per l’ennesima volta, come queste esposizioni (e in particolare l’opera testarda in questa direzione della piccola Pinacoteca di Rancate) costituiscano un possibile modello anche per le terre comasche, poiché non è difficile immaginare che anche da questa parte del confine ci sia la stessa ricchezza artistica e la stessa quantità e qualità di opere da riscoprire. Ma questa indicazione tarda ad essere raccolta…

Infine una citazione merita l’allestimento curato dall’architetto Mario Botta, che ha progettato una serie di “cavalletti” (come lui stesso li ha definiti) in legno massello di cedro, con semplici volumetrie ma notevole impatto visivo, su cui “appoggiare” le diverse opere. Il legno, lasciato al grezzo, spande nelle sale della Pinacoteca un delicato profumo. È l’ultimo sapiente tocco per una mostra assolutamente da non perdere.

Con l’inizio di gennaio 2019, inoltre, la mostra si è arricchita dell’opera La Madonna con il Bambino tra i santi Giovanni Battista e Giuseppe e un membro della famiglia Quadri, tela del grande artista rinascimentale Bernardino Luini, originariamente nella cappella di famiglia in Santa Maria degli Angioli a Lugano, ma in seguito – come le altre opere in esposizione – alienata ed emigrata all’estero (oggi è conservata a Oxford). Con quest’ulteriore contributo, la mostra di Rancate conferma il suo fondamentale contributo per la conoscenza del patrimonio storico del territorio ticinese.

Il Rinascimento nelle terre ticinesi 2.
Dal territorio al museo
a cura di Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa
Rancate (Mendrisio), Pinacoteca Züst
Fino al 17 febbraio 2019
Orari: martedì-venerdì 9-12, 14-18; sabato-domenica 10-12, 14-18; lunedì chiuso
Ingresso: CHF/euro 10, ridotto CHF/euro 8
Info: 004191 8164791, www.ti.ch/zuest

Una piccola selezione di immagini dall’esposizione