Improvvisa scomparsa di Piercesare Bordoli

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piercesare bordoli è morto domenica 9 novembre

Piercesare Bordoli è morto domenica all’Ospedale Sant’Anna di Como; era ricoverato da alcuni giorni. Aveva 85anni.

Figura notissima in città fu tra i fondatori, nel 1969, della Famiglia Comasca l’Associazione cui ha dedicato gran parte della sua vita e di cui, quest’anno, ricorre il 45esimo della fondazione.

Piercesare Bordoli aveva continuato il lavoro iniziato dal primo gruppo dei fondatori – dodici uomini conosciuti per l’attenzione e l’amore per Como e il territorio – che avevano accolto con entusiasmo la sfida di Piero Collina.
Durante la sua lunga presidenza, Bordoli, riuscì ad individuare una strada più contemporanea e con forza, oltre alla custodia “dei valori tradizionali della gente comasca” diede impulso a numerose attività di approfondimento, di ricerca, di sostegno sia del dialetto che della storia locale.

Da uomo pratico anzi pragmatico qual era, spesso affiancò la Famiglia Comasca agli Enti pubblici o ecclesiastici nelle attività di restauro di tele, di sculture, di affreschi risolvendo problemi di finanziamento e di organizzazione. L’ultima operazione portata a termine è il restauro del ciclo d’affreschi in San Fedele a Como con l’apporto dell’Accademia Galli; la più nota è il recupero del piroscafo Patria.

Egli – anche nel rispetto dello Statuto associativo e nello spirito di continuità del Fondatori – spinse la Famiglia Comasca a “Valorizzare nei modi più degni e convenienti quanto di bello, utile e caratteristico viene fatto in terra comasca”, ma soprattutto “sensibilizzando in modo opportuno ed efficace l’opinione pubblica”.
Per affermare tale principio non mancò mai di dire quel che pensava: in privato e anche in pubblico. Le sue, tuttavia, non erano “esternazioni” di un presidente talvolta amareggiato dall’insensibilità dei politici (che non amava moltissimo) o per la lentezza con cui venivano – dai privati – prese le decisioni necessarie; erano sincere parole di richiamo alle persone, ai responsabili, alla città.

Erano le parole di chi, per “incrementare la conoscenza, l’interesse e l’amore per la terra comasca” doveva essere magari aspro, ma sicuramente sincero. Celebri e molto ascoltati i suoi “discorsi alla città” pronunciati durante il tradizionale Concerto di Capodanno.

Così è stato. E così l’abbiamo ascoltato, qualche volta tollerato, ma sempre apprezzato per l’impegno costante e l’amore sincero per le cose, le persone, per la sua (e nostra) città.
A tutti, la sua forza e il suo entusiasmo mancheranno molto.

Famiglia Comasca