“Il santo”. Opere di Gabriela Butti allo Spazio Natta

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Spazio Natta, via Natta 18 – Como
Da sabato 30 novembre fino al 24 dicembre 2019

Pieni e vuoti, chiari e scuri, trasparenza e opacità sono espedienti per cogliere ciò che sfugge al mondo empirico: l’essenza del Santo, la divinità delle cose.
Le immagini sono tratte da fotogrammi casualmente presi da vecchi vhs e presentano lo stesso linguaggio di “indefinizione”, come impronte che assumono il loro vero significato quando estrapolate dal contesto originario.

Orari mostra
Da martedì a venerdì: 16.00-19.00
Sabato e domenica: 10.30-12.30 e 14.30-19.00
Lunedì chiuso

Ingresso libero


BIOGRAFIA
Gabriela Butti (Como 1985), si è diplomata presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.
Studi liceali scientifici e linguistici associati all’estrema curiosità per tutto ciò che ancora non conosce o può conoscere meglio l’hanno spinta a sostenere in tutto e per tutto l’ideale leon battistiano dell’artista studioso ed artigiano, che unisce teoria e pratica lungo il suo cammino evolutivo. Solo tramite la conoscenza si può andare infatti al di là della conoscenza stessa.
La tecnica utilizzata unisce la tradizione alle più avanzate tecnologie: tempera all’uovo, preparazione e traforazione manuale della carta, produzione artigianale di pellicole plastiche frutto di reazioni fra agenti chimici, stratificazioni su tele serigrafiche e costruzione di circuiti elettrici di ultima generazione. In ultimo piccole installazioni scultoree realizzate con siliconi, cere, fibre naturali ed artificiali e luci uv, intrecciati in eterei corpi e luminescenti trasparenze.
Sito personale: www.gabrielabutti.com


Il Santo nuota, brilla, riflette, assorbe
e rifulge di luce propria.
Il Santo distrugge, si nutre e crea
Il Santo vede, sente e comprende
Il Santo è vero o falso… non si sa… ma ha un motivo per perdonare tutto






Navigo tra le opere di Gabriela Butti e decido di parlarne copincollando parti della nostra conversazione in cui mi racconta il lavoro. Li estraggo non certo a caso ma tolgo il contesto e lavoro al montaggio.
Pieni e vuoti, chiari e scuri, trasparenza e opacità sono espedienti per cogliere ciò che sfugge al mondo empirico: l’essenza del Santo, la divinità delle cose. Le immagini sono tratte da fotogrammi casualmente presi da vecchi vhs  e presentano lo stesso linguaggio di “indefinizione”, come impronte che assumono il loro vero significato quando estrapolate dal contesto originario.
Mi perdo a pensare ai pieni e ai vuoti nella mia memoria, registrata come un vecchio vhs accatastato insieme agli altri, pensando all’irreversibilità del tempo trascorso. La parte più importante è tuttavia che le impronte assumono il loro vero significato, le impronte avevano un significato e devo toglierle dal contesto per capirlo. Così come sto togliendo dal contesto la conversazione.
Sento una presenza, mi volto.
Il pirosoma, si muove silenziosamente in acqua e sembra vivente. I Pirosomi, o Lucie (letteralmente “corpi di fuoco”) (…) possono raggiungere e superare i nove metri di lunghezza e somigliano a dei corni tibetani fantasma, negli ultimi anni risalgono sempre più di frequente dalle profondità abissali a causa del surriscaldamento delle acque, non hanno cervello né volontà apparente, sono definibili come sistemi immortali che si rinnovano, nutrono e riproducono autonomamente, al buio dei fondali abissali.
Un corpo di fuoco è questo stesso mio ricordo, mi fermo come se decidessi che questo, proprio questo, è il momento in cui fare il punto. Non è un gran momento, dovrei forse correre avanti cieco, forse saldarmi ad una base in cui assaggiare il silenzio. Eppure il corpo di fuoco dentro è immortale e non si arresta. Tra la malinconia e il dolore mi affaccio:
L’uomo come il mercurio scivola in ogni minuscola crepa. Un passaggio in cui il dentro è fuori ed il fuori è dentro. Si tratta di ciò che nascondiamo dentro, ciò che ignoriamo o non vogliamo accettare. L’unica soluzione è far sì che il mondo entri in noi e noi diventiamo il mondo.
(Fabrizio Pizzuto)