Identità. Como non è? La città si tempra: a furia di sconfitte

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Como non è!

Como non è città della seta: lo ha dichiarato l’Unesco ed è la dura verità. Bisogna prenderne atto perché il giudizio è certo autorevole e viste da lontano (Parigi!) le cose devono essere proprio così. Dobbiamo farcene una ragione? Sì e no.

Como non è quasi mai quel che vorrebbe essere: Città della cultura (grande illusione del 2015), città turistica (mal sopporta il rumore delle rotelle dei trolley) e più volentieri sa spennare che ospitare; città dell’accoglienza ed essendo di frontiera potrebbe rivelarsi una vocazione naturale (ma le Mani alla stazione San Giovanni salutano chi va e non chi viene…) e non è neanche città della formazione visto lo stato delle scuole. In quanto alla città dello sport tolto il calcio blindato resta poco per le cosiddette discipline minori.

Como non è forse neanche una bella città essendo da decenni alla ricerca di una significativa identità urbanistica; per non parlare del paesaggio consumato e bistrattato… e non è Razionalista (con una manciata di edifici di cui solo un paio o tre ben tenuti) così come non è Barocca o Eclettica.

Como non è l’immagine che molti le costruiscono attorno per dar vigore a un corpo vecchio e consumato e basta alzare lo sguardo dal porfido delle strade in centro, fino alle finestre chiuse delle case in gran parte non più abitate. Como non è una città viva e sarebbe di certo morta se non fosse che a qualcuno piace calda, utile, frizzante e per questo magari opera nel sociale (come tante onorevoli associazioni) o nel vivo dello spettacolo (come Teatri e compagnie e altre benemerite compagini).

Como non è audace né capace di vedere oltre il necessario quotidiano per allargare la panoramica alle altre parti del mondo culturale, artistico e persino produttivo. Vivacchia sui miti del Lario, della seta, della moda, della creatività e della fantasia. S’attacca ai personaggi del passato (vedi Volta, i Plinii e Terragni) perché fatica a sostenere quelli del presente.

Como non è neanche una città d’Arte (notare la maiuscola) perché manca di furore che è la forza dirompente essenziale per creare il clima adatto alla vera espressione artistica. Manca di mecenati e di committenti per opere grandiose ed emozionanti eppure eccede in collezionisti che godono in privato di bellezze antiche e contemporanee…

Como non è coraggiosa né coinvolgente. Non dà spazio alle proposte che sorgono di tanto in tanto perché è sempre meglio meditare, vedere, attendere, rimandare…. piuttosto che fare.

Benedetta da Dio e dalla Natura, Como non è quella che i turisti s’aspettavano di vedere e difatti non restano a lungo (2,5 è la media di presenza) anche perché si scopre subito cara, carissima dal mattino alla notte.

Soprattutto, Como non è una squadra capace di vincere perché invece della coesione necessaria tra i componenti pratica – per metodo – il malumore e l’ostruzionismo e metterne d’accordo un paio è impresa d’Ercole.

Como non è, ma sarà? Qualcuno ogni tanto ci crede e tenta una nuova avventura. Come questa della Città della seta tessuta col sottile filo del baco che, quasi quasi invisibile e lungo lungo, se ben tessuto, sa (saprà?) dare risultati stupefacenti: la prossima volta.