I politici della corsetta

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I POLITICI DELLA CORSETTA

Ho seguito, di recente, una tavola rotonda a cui hanno preso parte alcuni giovani politici locali: assessori comunali, sindaci e un’onorevole.

L’argomento erano i giovani (appunto) in politica: i partecipanti hanno raccontato le rispettive esperienze di amministratori locali o nazionali, tutti sottolineando la spinta dinamica che l’età imprime al “fare politica” che, così rinvigorito, si trasforma nella più concreta “politica del fare”.

Il ragionamento, tuttavia, non persuade.

Senza dover rievocare alcuni giovani politici locali che, anche non molto tempo fa, hanno avuto disavventure giudiziarie per fatti legati proprio alle loro attività istituzionali, l’essere giovani potrebbe non costituire di per sé una credenziale, bensì un mero dato anagrafico che sconta, al più, proprio la minore età.

Si può convenire che un trentenne possa provare più entusiasmo nelle attività che svolge rispetto ad un settantenne il quale, tuttavia, di entusiasmi poi smorzati dalle difficoltà quotidiane (che si incontrano anche nel fare politica) ne ha magari provati già molti. Ma proprio l’esperienza è un elemento che conta (o dovrebbe contare) assai in politica, dove il governo del giorno dopo giorno, la soluzione di problemi che datano nel tempo e sono ormai innervati nel Paese, non abbisognano di improvvisazione, di slanci del momento, di proposte che vogliono incantare.

Appellarsi o anche solo fare riferimento a chi ha i capelli bianchi è oggi atteggiamento considerato démodé, che odora di naftalina (per non dire di vecchio) e viene deriso (o rottamato) dalla generazione 2.0 che preferisce dare credito a chi fa una conferenza stampa in maniche di camicia (rigorosamente arrotolate), proiettando slides e parlando a braccio, per non dare l’impressione dell’ingessato burocrate.

Tuttavia, uno stile caratterizzato da decoro e indipendenza, da laboriosità e (faticosamente ricercata) competenza, da riservatezza e umiltà, pur non esercitando alcun appeal sugli elettori, riesce forse meglio a perseguire quell’ideale di buon governo che avevano i politici di un tempo; uno stile che con difficoltà riuscirebbe a sintetizzare un programma in un hashtag, per il rischio di svilirlo a slogan.

Ed allora non fanno un po’ sorridere le immagini televisive di certi politici che, per salire lo scalone di un palazzo romano o anche solo i pochi gradini di un palco per un comizio, fanno un accenno di corsetta “che fa tanto giovane”?

Mario Botta
avvocato