I capitali di Como: 03 Il capitale città

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 La città della conoscenza. Un cuore e due magneti

Certe idee vengono da lontano.

Sono passati oltre dieci anni (era il 2002) da quando, con gli amici del Centro Studi Einaudi e un gruppo di architetti, pubblicammo “Città in gara”, un piccolo libro che voleva provocare una riflessione su quello che Como avrebbe potuto diventare investendo con forza e coerenza sul tema città e acqua.

Portavamo esempi di quello che altre città simili alla nostra (piccole dimensioni, una storia importante, l’università, il lago!) avevano fatto: Bregenz, con il teatro sull’acqua e la Kunsthaus di Peter Zumthor; Lucerna, con l’auditorium di Jean Nouvelle e gli spazi per l’arte… Per questo proponevamo alla città ed ai suoi amministratori di pensare in modo nuovo (senza dimenticare il passato) l’intero contesto di città che si snoda tra Villa Geno e Villa Olmo, e che prosegue poi fino a Villa Erba e Cernobbio.

Si trattava di spunti di riflessione, talvolta anche molto coraggiosi, al punto da chiamarli utopie realizzabili secondo una definizione di Ico Parisi, la persona che mi ha insegnato che talvolta si può gettare il cuore oltre l’ ostacolo.
Ci hanno preso troppo sul serio, nel senso che, considerate utopie, tali sono rimaste. Quanto al realizzabili, non se ne è neppure discusso. E la nostra città – in un Paese Italia che ha sprecato anche l’ultimo decennio – ha rinunciato a competere, proseguendo il declino.

Che fare?
Sono convinto che si debba reagire, e ricominciare a credere in una Como migliore, che pensa al futuro ed ai suoi giovani. Proprio qui si gioca la partita: perdiamo le nostre energie migliori, e dobbiamo invertire la tendenza.

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