Esperienze. L’Alternanza Scuola lavoro

Esperienze. L’Alternanza Scuola lavoro

 

 Ragazzi e ragazze fanno apprendistato: fuori dalla scuola e dentro l'azienda

La trasmissione del sapere dall’Alto in basso o “apprendistato”. Tirocinio, parola dimenticata ed esperienza giovanile non considerata utile, per anni e anni. Poi il cambiamento: la scuola ha compreso la necessità del confronto tra allievi e aziende e gli studenti hanno accolto il “breve” viaggio esterno alla scuola verso il mondo del lavoro con più serietà ed entusiasmo. Non più qualcosa che cala dal cielo (il “tocco divino”), ma contatto forte tra generazioni. E così, dai e dai si son fatti passi avanti per migliorare il rapporto tra didattica astratta ed esperienza vera, reale.

Ci voleva una diversa mentalità politica giunta nel 2015 con una legge apposita (105/2015) che toglie il rischio di sfruttamento (la presenza e il lavoro dello studente visto come un tempo rubato e gratuito per fare cose noiose: fotocopie, sistemare i magazzini, rabberciare gli archivi ecc.) e pone il rapporto imprenditore-apprendista sul piano del confronto.

Finalmente.

Da 200 (per i licei) a 400 (per istituti professionali) le ore da impegnare nell’alternanza, nel tempo del triennio degli istituti superiori. Non sono poche e qualcuno le considera comunque non sufficienti affinché il rapporto tra “chi sa” e chi “sta imparando” possa diventare davvero proficuo. Un perfezionamento sarà necessario.

Nel frattempo lo stile, la mentalità, l’esperienza sono cambiati a favore di un confronto costante tra “datore di lavoro” e “addetto”; tra “adulto” e “giovane”, portando la settimana, i quindici giorni o il mese dell’alternanza, in un tempo utile per entrambi. Chi “sa” si deve mettere in discussione con il ragazzo o la ragazza certamente meno pratici di procedure, ma anche liberi da vizi e consuetudini. Ascoltarli è importante. Molti imprenditori lo fanno ed hanno trovato nel contatto quotidiano (ancora libero da un vero contratto continuativo) il modo per rinnovarsi.

Alternanza scuola lavoro significa dunque (o anche) cancellazione delle procedure consuete che, viste con gli occhi dell’inesperienza giovanile, possono rivelare tutti gli errori di una conduzione non ottimale, di procedure vecchie, di modelli obsoleti.

I giovani –  tanto per dirne una –  smanettano con facilità, usano linguaggi nuovi, sbaragliano nelle ricerche su internet, si lanciano in avventure progettuali considerate a rischio, ma non per questo meno interessanti.

I giovani riportano l’imprenditore ad un tempo passato quando l’entusiasmo (il suo) era al massimo e la voglia di rinnovamento era sostenuta da poche cose: una macchina di produzione nuova, un progetto fantasioso, un’idea stravagante… quando l’immaginazione cercava di affermarsi sulla consuetudine e sulla tradizione paurosa e sull’incapacità del cambiamento.

Secondo molti imprenditori i giovani studenti “non sanno nulla” eppure, dopo qualche giorno di vita vissuta insieme nella fabbrica o nell’ufficio (anche di un ente pubblico) non è difficile accorgersi che il “non sapere” non significa ignoranza bensì voglia ed entusiasmo per scoprire strade nuove: magari insieme al datore di lavoro per uno straordinario “contatto”.