Fotografi. Il Questionario di Daguerre. Lorenza Ceruti

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Trenta domande sulla professione e la passione di fotografare

1. Il tratto principale del tuo carattere.
Visionaria
2. La qualità che desideri in un fotografo/a.
La “sovversione” consapevole delle regole. L’imperfezione voluta. L’imperfezione che a parer mio, dà forza all’immagine. Scattare una fotografia tecnicamente perfetta è facile. Scattare una fotografia con l’errore “giusto” è estremamente difficile.
3. Quel che apprezzi di più nei colleghi.
La Progettualità dello scatto.
4. Il tuo principale difetto (professionale).
Relativamente alla fotografia non voglio essere professionale. Desidero fotografare dove, come, quando chi e cosa voglio. Le fotografie sono il mio “luogo” e il mio “spazio” di libertà. E così, forse, perdo occasioni.
5. La tua immagine fotografica preferita.
Sono quelle che ho nella mente e che mi propongo di scattare e qualche volta sono anche riuscita a realizzare quasi al 100%.
6. Il tuo sogno di fotografo/a.
Più che un sogno è un possibile progetto. Quello di fotografare le Persone.
7. Quale sarebbe, per te, il più grande rammarico professionale:
Perdere la voglia e l’entusiasmo di fotografare.
8. Quel che vorresti essere.
Per ora va bene così
9. Il paese dove vorresti andare a fotografare.
Qualunque paese.
Importante che ci sia il costruito, il manufatto, l’architettura, l’intervento dell’uomo.
10. Il colore del giorno che preferisci.
Dipende dallo stato d’animo.
11. L’obbiettivo (professionale) che preferisci.
Libertà di scegliere.
12. L’obbiettivo (ottica) che usi frequentemente.
Grandangolo
13. I tuoi fotografi preferiti.
A me piace guardare le fotografie di chiunque e tra i tanti fotografi famosi che apprezzo ci sono: la raffinatezza di Lilliam Bassman e Frank Horvat; la sensibile espressività interiore di Mario Giacomelli; le atmosfere misteriose di Brassai; l’ironia malinconica di Andrè Kartesz; le visioni urbane di Mimmo Iodice; la precisione compositiva di Julius Shulman; la concretezza materica di Lucien Hervè; la poesia di Luigi Ghirri
14. I tuoi registi cinematografici preferiti.
Patrice Leconte, Peter Greenaway, Wim Wenders
15. La fotografia è verità?
Mai. La Fotografia “mente”. Sempre. La fotografia è l’interpretazione, più o meno consapevole, della realtà da parte di chi scatta. E’ quindi la “verità” di chi scatta. Subito dopo vi è la “verità” di chi osserva la foto. E non necessariamente queste “verità” coincidono. Credo che ci siano almeno tante “verità” quante sono le persone che osservano una fotografia, più una, quella del fotografo. La fotografia consente di comunicare una personale e soggettiva visione. Una visione mediata da molte componenti, quali: il vissuto, l’esperienza, la cultura, la sensibilità, il senso estetico e il punto di vista del fotografo, la luce e l’obbiettivo, e non ultimo lo stato d’animo nel momento in cui ci si accinge a scattare. Una delle ragioni per la quale a me non fa piacere raccontare le mie fotografie, è proprio quella di non voler indirizzare verso la mia “verità”, oltre che per timidezza. Invece mi piace ascoltare le persone che mi raccontano cosa hanno visto nelle mie fotografie, e alcune volte scopro anche qualcosa di me, attraverso le loro parole. E comunque con la fotografia, sia che sei il fotografo o che sei il fruitore, il rapporto è intimo e molto personale. E’ un processo interiore, un processo di conoscenza di se stessi. E’ il cosiddetto mondo parallelo del fotografo, e mi piace pensare che le mie fotografie possano diventare anche il mondo parallelo di chi ha il piacere a guardarle.
16. La fotografia è solo documento?
Più che documento preferisco pensare la fotografia come testimonianza e come tale…soggettiva. E comunque non può essere solo testimonianza, ma è tutto quello che ho già espresso nella mia risposta precedente.
17. Elimini le fotografie che non ti piacciono?
Sempre e ne elimino moltissime. Senza pietà.
18. Si può ritoccare una fotografia?
Si. Come d’altra parte è sempre stato. Il ritocco è spesso parte integrante della fotografia, se non stravolge il tutto. Altrimenti è meglio scattare un’altra foto.
19. Meglio analogica o digitale?
Sto al passo con i tempi.
Ricordo comunque con enorme piacere il tempo in cui scattavo in analogico e l’attesa di vedere quella foto, che ero convinta che sarebbe stata una buona foto.
20. I tuoi artisti preferiti (pittori, scultori, musicisti…)?
Troppi. Pittori, musicisti, architetti, scrittori di ogni epoca. Se elenco rischio di dimenticare.
21. Come devono essere le persone che fotografi?
Devono piacermi come Persone. Le devo “sentire”. Mi ci devo anche un po’ riflettere. Non è sicuramente una questione di estetica. Tutte le persone sono “belle” se ti piacciono. Ritengo che una fotografia di ritratto sia un incontro di sintonia tra due individui.
E’ un Regalo. Reciproco.
Ci vuole il tempo, ci vogliono le chiacchiere e anche un caffè, in modo tale che fotografo e fotografato abbandonino la naturale timidezza che una situazione di tal genere può creare. Abbandonino la maschera.
Credo comunque che valga anche al contrario. In virtù del fatto che la persona si vedrà poi attraverso lo sguardo del fotografo, è importante che scelga un fotografo/persona che gli piace, che “sente”. Non sono io, fotografo, che dico di ridere, sei tu che ridi, magari insieme a me e non per posa.
22. Fotografi persone in movimento o ferme?
Le mie persone sfuggono. Sono delle comparse. Per ora.
23. Quel che detesti fotografare.
Non è un detestare. E’ più un “patire il confronto”. Con la Natura. E’ troppo oltre. La natura non mi da’ margine di visione altra. E’ di per se stessa una meravigliosa visione. Detesto però la banalizzazione della natura che vedo in molte fotografie.
24. I personaggi politici sono un buon soggetto?
Speriamo di non inimicarmi troppi fotografi e troppi politici. Ritengo che i personaggi politici fotograficamente siano soggetti spesso “maltrattati”. Mi riferisco alle foto in campagna elettorale. Davanti alle “impietose” (per dimensione) gigantografie dei candidati che ci troviamo ad osservare nelle città, quasi fossero facenti parte di una galleria degli “orrori”, mi chiedo perché si sottopongano così, al feroce e pubblico ludibrio. E non parlo di estetica. Non parlo mai di estetica di una persona.
Delle volte, ho anche pensato che ci fosse una sorta di “regola fotografica silente e mai scritta” riferita ai ritratti dei politici. Quella che il personaggio politico debba mostrarsi con lo sguardo che non guarda, sguardo perso, sorriso ebete, sorriso che sembra una smorfia, sorriso forzato, posizione innaturale, o pose ridicole, poca espressività, poca cura relativamente allo sfondo e alla luce e ai colori. Delle volte sembrano caricature.
Credo che i ritratti dei politici, abbiano principalmente la funzione di voler trasmettere fiducia all’elettore, che, ormai sappiamo bene, è un elettore disincantato, che fa fatica a credere a promesse o a sorrisi di circostanza.
Vero è che per ritrarre una persona ci vuole il tempo. Le persone non sono oggetti. Ma queste poi sono le foto che diventano “icona” del politico/persona. Un po’ di tempo forse varrebbe la pena impegnarlo.
25. Hai fotografato soggetti memorabili?
Ho qualche difficoltà a dare un significato a “soggetti memorabili”. Chissà…forse tutto quello che fotografo lo ritengo memorabile. O forse no.
26. L’impresa umana che avresti voluto fotografare.
I cantieri di Pierluigi Nervi
27. La forma fotografica che apprezzi di più?
Non so se sia giusto definirle così, ma preferisco le fotografie “artistiche”.
28. Il dono di natura che vorresti avere.
Va bene così.
29. Stato attuale del tuo animo.
Variabilissimo. All’interno di una stessa giornata. E questo mi diverte.
30. Il tuo motto.
Fotografia= “luogo” e “spazio” di Libertà

Breve nota biografica.
Nata a Como nel 1968.
E’ architetto e attualmente svolge attività come libero professionista. Ha lavorato presso lo studio Terragni Architetti.
L’attività fotografica l’ha vista impegnata sia come curatrice che come artista in mostre presso San Pietro in Atrio patrocinate dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como
Ha esposto presso Galleria Garage Bonci a Pietrasanta.
Ha esposto nella Mostra Vasi Comunicanti – Artisti e design per Simpatia presso Triennale di Milano e San Pietro in Atrio a Como
Ha partecipato a “Un fotografo Racconta” III Edizione della Rassegna di Proiezione di audiovisivi fotografici presso Rimini
E’ stata giurato al Premio di fotografia “la mia Expo” bandito dalla Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
Alcune sue fotografie sono state scelte per realizzare le copertine di libri di narrativa e poesia.
Una sua fotografia dell’Interno della Casa del Fascio di Como è stata scelta dall’Associazione Made in Maarc per essere proiettata sulla stessa Casa del Fascio, durante la manifestazione Città dei Balocchi e del Magic Light Festival 2018.


*Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851) decoratore, chimico e fisico francese; è l’inventore del processo fotografico chiamato dagherrotipo. È – insomma – tra gli inventori della fotografia. Non ha mai compilato un questionario né tecnico né psicologico; del resto, neanche Proust è l’estensore del questionario che prende il suo nome. L’ha compilato una volta persino di malavoglia evitando di rispondere alle domande più personali.

JSC15.it ha rimaneggiato le domande per sottoporle alle amiche ed agli amici fotografi. Essendo professionisti o abili cultori della materia (l’immagine fissa!), solitamente son di poche parole e malvolentieri rilasciano interviste o raccontano le loro pur fascinose storie (talvolta persino avventure).
Sottoponendo loro una manciata di domande, il questionario si riempie senza rivelare troppo: né trucchi del mestiere e neanche indicibili stati d’animo. È un gioco, anche se il loro lavoro e le tante immagini che producono sono opere d’ingegno e molto serie; talvolta sin troppo.