Fotografi. Il Questionario di Daguerre. Francesco Corbetta

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Trenta domande sulla professione e la passione di fotografare*

1. Il tratto principale del tuo carattere.
Lo sto cercando.
2. La qualità che desideri in un fotografo.
Puntualità.
3. Quel che apprezzi di più nei colleghi.
Puntualità.
4. Il tuo principale difetto (professionale).
Quasi mai soddisfatto.
5. La tua immagine fotografica preferita.
Un gruppo di famiglia.
6. Il tuo sogno di fotografo.
Un mio contributo per far capire che la fotografia è importante, fondamentale per la società e purtroppo, oggi, poco rispettata.
7. Quale sarebbe, per te, il più grande rammarico professionale.
Non riuscire a fare quello soprascritto.
8. Quel che vorresti essere.
Mi basto così.
9. Il paese dove vorresti andare a fotografare.
Non desidero un luogo specifico.
10. Il colore del giorno che preferisci.
Non ne ho uno specifico.
11. L’obbiettivo (professionale) che preferisci.
Non stancarmi mai di una mia foto.
12. L’obbiettivo (ottica) che usi frequentemente.
Quello che serve.
13. I tuoi fotografi preferiti.
Sarebbe un lungo elenco, sul podio tra gli italiani che trattano il paesaggio: Franco Fontana, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli.
14. I tuoi registi cinematografici preferiti.
Con le immagini in movimento ho difficoltà.
15. La fotografia è verità?
No.
16. La fotografia è solo documento?
No.
17. Elimini le fotografie che non ti piacciono?
Sì.
18. Si può ritoccare una fotografia?
Sì.
19. Meglio analogica o digitale?
Meglio sapere il risultato che si vuole ottenere.
20. I tuoi artisti preferiti (pittori, scultori, musicisti…)?
Anche qui avrei un lungo elenco; in questo periodo sto lavorando ad una “serie fotografica”, direi influenzato da Paul Klee.
21. Come devono essere le persone che fotografi?
Felici di essere fotografate.
22. Fotografi persone in movimento o ferme?
Entrambe
23. Quel che detesti fotografare.
Nulla in particolare.
24. I personaggi politici sono un buon soggetto?
Politico, panettiere, pediatra, pittore: non faccio differenze, cerco di raccontarli al meglio; certo dei quattro, il politico è quello che mi interessa meno.
25. Hai fotografato soggetti memorabili?
Mi madre; oggi non c’è più.
26. L’impresa umana che avresti voluto fotografare.
La ripresa socioeconomica dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale, diciamo tra il 1946 e il 1950.
27. La forma fotografica che apprezzi di più?
Prediligo la fotografia di ricerca, quella che mostra ma che fa vedere anche l’anima del fotografo.
28. Il dono di natura che vorresti avere.
Mi ritengo mediamente fortunato, va bene così!
29. Stato attuale del tuo animo.
Tranquillo, ma tra cinque minuti potrebbe essere l’opposto.
30. Il tuo motto.
Una cosa tipo: “Pensa al peggio, sperando il meglio”.

Breve nota biografica
Francesco Corbetta (Como, 1977). Cresciuto nell’ambiente fotografico, dopo gli studi si dedica professionalmente al lavoro di fotografo. Nel 2000 incontra Franco Fontana, il quale da grande maestro lo avvia in un percorso “creativo avventuroso”. Le opere di Francesco Corbetta non sono rappresentazioni oggettive, sono piuttosto la ricerca dell’altro versante della realtà, il lato più intenso e più intimo. Alcune sue fotografie sono conservate presso il Centro Italiano della Fotografia d’Autore e la Galleria Civica di Modena. A Como, tra le principali mostre, ha esposto in San Pietro in Atrio, ex chiesa di San Francesco, Pinacoteca, Villa Olmo. Mostre open air a Como: Lungolago, piazza Roma e piazza Verdi.
[www.francescocorbetta.it]


*Louis-Jacques-Mandé Daguerre (1787-1851) decoratore, chimico e fisico francese; è l’inventore del processo fotografico chiamato dagherrotipo. È – insomma – tra gli inventori della fotografia. Non ha mai compilato un questionario né tecnico né psicologico; del resto, neanche Proust è l’estensore del questionario che prende il suo nome. L’ha compilato una volta persino di malavoglia evitando di rispondere alle domande più personali.
JSC15.it ha rimaneggiato le domande per sottoporle alle amiche ed agli amici fotografi. Essendo professionisti o abili cultori della materia (l’immagine fissa!), solitamente son di poche parole e malvolentieri rilasciano interviste o raccontano le loro pur fascinose storie (talvolta persino avventure). Sottoponendo loro una manciata di domande, il questionario si riempie senza rivelare troppo: né trucchi del mestiere e neanche indicibili stati d’animo. È un gioco, anche se il loro lavoro e le tante immagini che producono sono opere d’ingegno e molto serie; talvolta sin troppo.