Trasporti. Una predella blocca tutto

 

 Da Milano a Como di notte. Una piccola disavventura

Il guaio in sé è stato una piccola cosa; un banale guasto; una predella che non rientra; un accidente senza gravi conseguenze, ma che rivela – purtroppo – la scarsa capacità di gestione dell’emergenza.
Regionale TreNord da Milano a Como: ultimo treno della giornata per un centinaio di passeggeri. Partenza regolare da Cadorna (22.43) con arrivo a Saronno (23.02) poi, alle 23.08, a Rovello Porro. Le porte si chiudono, ma il convoglio non riparte.

Resterà immobile per quasi un’ora e mezza. Gli addetti al servizio si agitano intorno a una predella che non rientra. Un’anomalia che blocca il treno e che non può essere risolta manualmente (ma non c’è proprio una ordinaria e manuale manovella?). Il display, i monitor, le scritte luminose non comunicano nulla. Nel dormiveglia generale si rileva una sorta di assuefazione, di accettazione dell’ineluttabile… passerà.

Non passa. I viaggiatori (dopo una bell’oretta) incominciano ad agitarsi; vanno in testa al treno; fanno domande. Il povero capotreno (gentilissimo) attende lumi dall’alto. Li chiama “superiori”: entità invisibili forse tirate giù dal letto e non proprio veloci nelle semplici decisioni. Intorno alle 00.10 la supercommissione notturna, telefonicamente allertata, ordina il ritorno a Saronno. Da lì – si dice – un pullman porterà i malcapitati alle loro stazioni.

Il convoglio finalmente si muove all’indietro, a celere passo d’uomo (per evitare che la predella “falci” qualche paletto). A Saronno non è previsto un comitato di accoglienza. Infatti nessuno conduce al mezzo sostitutivo che arriverà dopo mezz’ora (in realtà si tratta del normale servizio autosostitutivo che da Saronno porta a Como dopo il termine del servizio ferroviario). L’emergenza finisce a Como Lago, poco prima delle 2 del mattino…

Morale: si possono lasciare, nella fredda notte d’inverno, un centinaio di passeggeri senza informazioni immediate? Senza assistenza (a Saronno tutto era serrato)? Senza un capostazione, un vice, una polizia ferroviaria? Senza la certezza di tornare a casa (in diversi hanno incominciato a smanettare per venire a farsi prelevare…).

L’arte d’arrangiarsi, somma qualità italiana, è presa come una soluzione; anzi come un metodo. Soprattutto da TreNord.