Expo: senza sfumature grigie

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Expo: senza sfumature grigie

Ci sono almeno due modi per lavorare con e verso Expo: quello delle persone oneste e quello “di stampo” mafioso.
Non c’è sfumatura di grigio, nel mezzo.

Expo doveva essere il modello operativo ed economico vincente in un paese abbastanza chiacchierato e con una realtà incapace di mostrarsi e di operare ad un livello etico finalmente  alto. Non è stato così. Non del tutto.

Fin dal principio si son notati strani maneggi che identificavano il non limpido interesse di alcune parti della società non civile.  Che ciò fosse inevitabile lo ritenevano coloro che pur rifiutando il livello mafioso alla fine lo accettano come parte del processo imprenditoriale. Ma la magistratura vigila.
A uno a uno i rami marci sono stati tagliati e alcuni anche belli grossi: dentro e fuori Expo.
Controlli e indagini sono usciti dall’area milanese fino alle province. Ora anche nel comasco. 

Imprenditoria malata e mafia – non è una novità – s’accoppiano anche dalle nostre parti generando mostri ovvero capannoni inutili, speculazioni immobiliari, abusi, omicidi… e quant’altro è sotto gli occhi di tutti. Potevano star fuori da Expo?

Tali nefandezze sono un colpo basso a coloro – e sono molti, per fortuna – che hanno deciso di intraprendere una strada differente: quella della chiarezza e delle regole. È molto più faticosa e tutta in salita, ma alla fine – quel poco o tanto che si vedrà – sarà il frutto di un lavoro onesto.
Questo – almeno – resterà nelle Storie vere della Lombardia.