Expo. Negare l’evidenza?

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     Expo. Grande occasione o imbroglio colossale?

    Expo era una sfida. Un’occasione per il territorio sia per i contatti con il mondo in generale (148 i paesi presenti) che con quello imprenditoriale (è una spinta all’economia…). Ma anche per il turismo.

    Ci credevamo, ci abbiamo creduto, ci stiamo credendo. Ma il taglio del nastro s’avvicina, inesorabile, e molte cose non sono terminate in area Italia, ovviamente.

    Creativi, fantasisti e allegri gli italiani si son presentati a Mazzo (nomen omen?) di Rho con il consueto sorriso sulle labbra e la disinvolta faciloneria dei ragazzetti di strada scapestrati, vestiti di blu e magari in doppiopetto. Sicuramente abbronzati. Ciarlieri, vanesi, informati, sicuri di sé, pronti a tutto. Infatti…

    A Mazzo di Rho la Grande Esposizione Internazionale ovvero Expo2015 è partita in ritardo (ah maledetta burocrazia!) poi s’è avviata con fatica (la cosiddetta promessa dei finanziamenti sempre in ritardo), ma a poco a poco ha preso forma. Vedete, vedrete, stupirete! Dicevano quasi parafrasando il modello cesariano (veni, vidi, vici!) ovvero la capacità di intervento, di progetto, di vittoria veloce e stupefacente.

    Mentre i Paesi del Mondo crescono e molti hanno già consegnato i lavori all’attenta lente dei controllori l’Italia annaspa tra guai giudiziari, variazioni di progetto, cambi di vertice, indagati senza scampo, materiali da verificare, raddoppio dei costi (ma pagano gli sponsor!), idee bislacche non ancora cancellate (esempio: le vie d’acqua cioè la tanto sospirata risurrezione dei Navigli) e – notizia di ieri – non il “commissariamento” di Padiglione Italia e dell’impresa costruttrice (Italiana costruzioni), non cambio dei vertici della società, ma “monitoraggio”, per fortuna. Siccome i tempi corrono (25 giorni all’evento) la Giustizia doveva essere severa, ma non inesorabile ed ha affidato ad un esperto (Umberto Bertelè del Politecnico) l’incarico di tenere sotto osservazione costante l’avanzamento (e la fine) dei lavori.

    Ammettiamolo: eravamo stati tra i primi a sostenere l’idea di Expo2015. Nel nostro piccolo di provincia alla periferia dell’Impero ci pareva una strategia vincente pur nelle grandi difficoltà economiche del momento e in quelle anche maggiori della politica del tempo con la Provincia di Como quasi cancellata da un assurdo decreto governativo (ma questo è un altro problema) e il Comune capoluogo in fase di elezioni (cambiamento di governo dal centro destra al centro sinistra) così come altri medi comuni del territorio.

    La Camera di Commercio s’era dunque data il ruolo di coordinatore e di principale sostenitore economico della grande impresa con la costruzione di un Sistema territoriale capace di progettare il presente (eravamo nel 2011) e traghettarlo nel futuro (ovvero nel 2015 e oltre).

    Poi, un’altra operazione demagogica del Governo centrale ha tolto alle Camere di Commercio gran parte della forza rendendo difficile il percorso iniziato da SistemaComo2015. Infine, la Regione Lombardia ha ristretto i finanziamenti promessi e ritardato i bandi per le assegnazioni dei contributi (relativi alla promozione dei territori) e con ciò ha chiuso il cerchio della politica incapace di guidare con efficacia e determinazione il paese.

    Ci avevamo creduto, noi comaschi e brianzoli, e ancora non abbiamo smesso di essere fiduciosi che Expo2015 sarà un’occasione unica e irripetibile per la provincia di Como: per l’immagine generale, per il turismo, per la cultura e per l’economia.

    Nonostante problemi, ritardi ed evidenti difetti strutturali la macchina Expo – quella dei funzionari e degli uffici, quella delle competenze specifiche e delle persone oneste e capaci – s’è messa in moto. E SistemaComo2015 con questa parte di Expo è riuscita a lavorare ottenendo buoni risultati. Saranno 180giorni di sfida quotidiana e anche di contatti, di eventi, di entusiasmi: dentro e fuori la Grande Esposizione. Una faticaccia, ma anche una enorme soddisfazione. Contro tutti quei cialtroni che hanno sporcato di nero il pancromatico logo di Expo.

    Expo. I lavori finiscono? Un drone su Padiglione Italia