Expo. Emergenza Sanitaria

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EXPO2015. COME ORGANIZZARE L’EMERGENZA SANITARIA.

Il numero di visitatori previsti in Lombardia in occasione di Expo 2015 (Milano, Brescia e Como sono e saranno le prime tre province più frequentate) ha imposto all’organizzazione dell’evento di predisporre un piano straordinario per l’assistenza e l’emergenza-urgenza sanitarie.

Se già siamo a conoscenza che la Regione ha messo a disposizione 47 milioni di euro per aumentare i posti letto e potenziare i pronto-soccorso di alcuni dei principali ospedali lombardi (tra cui quelli di Milano, ovviamente, e Brescia) ancora troppo poco sappiamo su come sarà organizzata l’attività di soccorso sanitario e, in particolare, se e per quanto saranno finanziati gli ospedali della provincia di Como.

La presenza tra i padiglioni di Expo e nelle nostre città di milioni di turisti (settemila al giorno ne sono previsti solo sul territorio lariano) porrà anzitutto un problema di comprensione tra soccorritori e utenti. Il personale sanitario (automediche) e volontario (ambulanze) dovrà rapportarsi con visitatori provenienti da tutto il mondo; la lingua inglese, però, già oggi poco parlata sui mezzi di soccorso, potrà non essere più sufficiente.

E allora, se verrà assunto del personale proprio in occasione di Expo per svolgere a vario titolo attività di soccorso (sono già previsti 113 nuovi operatori per potenziare le centrali operative del Numero Unico di Emergenza 112), tra i requisiti richiesti vi sarà almeno la conoscenza di una lingua straniera?

Un tentativo di affrontare il problema era stato quello di dotare alcune ambulanze (su iniziativa delle associazioni di volontariato) di formulari con le traduzioni in varie lingue di domande relative al proprio stato di salute a cui il paziente poteva rispondere con un sì o un no, riuscendo così a dare al soccorritore informazioni semplici ma chiare. L’utilizzo di questi formulari, tuttavia, non ha avuto successo anche per l’agitazione che spesso prova chi si trova in una situazione di difficoltà fisica e che non è comprensibilmente a suo agio nel rispondere a domande scritte.

Ulteriori problemi riguarderanno poi le vie di accesso e di fuga – tra i padiglioni – dei mezzi di soccorso, la predisposizione di postazioni mediche avanzate e la preparazione ed il coordinamento delle sempre generose “forze volontarie” a cui Expo dovrà necessariamente far ricorso considerati il numero dei visitatori giornalieri previsti (160.000, con picchi di 250.000).

Per fare un confronto: una partita di una squadra di calcio di media categoria, che può vedere una partecipazione massima di circa 10.000 tifosi, vede coinvolte cinque ambulanze appositamente dedicate all’evento.

Il secondo tema su cui siamo ancora poco informati è, come detto, se sarà adottato uno speciale piano locale di soccorso, e se e in quale misura vi saranno finanziamenti per i nostri ospedali (come ne hanno avuti l’Ospedale di Brescia, l’Ospedale Civile di Legnano, il Carlo Poma di Mantova, l’Ospedale di Circolo di Busto, il San Gerardo di Monza)  destinati ad aumentare e migliorare la ricettività ed i pronto-soccorsi.

L’occasione per sapere qualche cosa sarà il convegno organizzato dalla sezione di Como di Croce Azzurra per la mattina di sabato 15 novembre 2014 proprio su Il sistema di risposta all’emergenza: tra i relatori, Mario Landriscina (responsabile del 118 a Como, Varese e Lecco) e Marco Salmoiraghi (direttore sanitario dell’Azienda Regionale Emergenza Urgenza). Proprio quest’ultimo affronterà il tema Grandi eventi: dalla festa di paese a Expo 2015, soffermandosi sull’organizzazione e la qualità dei servizi di assistenza tra professionisti e volontari e sulla necessità o meno di nuove regole.

Un’occasione per trovare risposte alle nostre domande.

Mario Botta, avvocato, è Responsabile della sezione di Como di Croce Azzurra.