Esperienze di un mondo non sempre rosa (e fiori)

207

La moda: un mondo difficile dove regna il pregiudizio

Far trasparire determinazione e sicurezza da un tailleur non è certo una dote comune, soprattutto se si è immerse in un campo professionale prevalentemente maschile come quello della moda, dove nessuna etichetta riesce a nascondersi e ogni debolezza viene giudicata sotto i riflettori. Bisogna avere la pelle spessa, perseverando senza avvilirsi e, anche se dovesse assottigliarsi, innalzarsi giusto quei 12 centimetri necessari a non ancorarsi al livello dei pregiudizi.

Questo scudo materiale che potevo crearmi liberamente è stata la mia ancora di salvezza, iniziando a prender forma nei primi anni delle scuole superiori, quando distrattamente l’occhio iniziava a cadere sulle patinate pagine di Vogue. Fotografie con auree di rigore emotivo accompagnate da articoli che ibridavano tendenze di costume e cultura contemporanea hanno iniziato a solleticare la mia curiosità, spingendomi sempre più ad addentrarmi in quel mondo per me all’ora ancora sconosciuto ma intrigante.

Il desiderio di poter raccontare i retroscena di un ambiente così contraddittorio, giustiziato sotto certi aspetti morali, ma allo stesso modo venerato fin dagli albori per le sorprendenti espressioni dell’estro dei suoi celebri protagonisti, crebbe insieme alla passione di riprodurre su carta suggestioni e atmosfere che ogni creazione mi evocava. Le mie conoscenze in merito alla scrittura erano ancora acerbe e il più delle volte amatoriali, ma durante i primi anni universitari ho avuto modo di perfezionare la produzione di testi e soprattutto di intravedere la retorica che si cela perfettamente dietro a ogni parola. Tuttavia solo frequentando i laboratori di scrittura, giornalistica e non, riuscivo davvero a sfiorare con un dito la realizzazione di tutte le mie aspirazioni: una scrivania, un pc e un pezzo di costume da consegnare entro una scadenza. L’adrenalina che sentivo scorrere quando mente e mani si lasciavano trasportare dall’ispirazione, muovendosi all’unisono sui tasti per dar vita ad un articolo, era una sensazione di indescrivibile completezza paragonabile a poche altre cose.

Un ambiente lavorativo così competitivo non necessita soltanto di persone dedite alla cosiddetta “religione” di Anna Wintour, ma di figure professionali che sappiano guardare oltre alla superficialità con cui questo mondo viene ormai infiocchettato, per intravedere la vera essenza dell’artista intento a far rivivere nelle sue creazioni una visione di società e cultura, filtrata da ogni battito di palpebre. Per questo motivo gli ultimi due anni di percorso magistrale saranno un ulteriore modo per approfondire ancora di più le radici di quel sistema moda così esclusivo, invidiato e, forse di conseguenza, disprezzato, in cui la relatività degli eccessi costituisce la regola vigile.

Una volta arrivata alla fine chi può dire con sicurezza che il bagaglio culturale e professionale acquisito sia abbastanza? I parametri non risultano mai definiti e ci si ritrova a giocare con una roulette russa, dove la fortuna non aiuta gli audaci, ma i più raccomandati. Al giorno d’oggi infatti si parla di futuro sempre più incerto, quindi risulterei ipocrita se affermassi di poter conquistare anche solo un piccolo angolo di quel mondo dove l’apparenza è spesso la domanda più richiesta e nessun titolo di studio potrà mai darti la risposta corretta.

[Beatrice Ivagnes, studentessa laureata in Linguaggi dei Media all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano che sta proseguendo gli studi con una laurea magistrale in Editoria, culture della comunicazione e moda]