Esami. Fine anno all’Enaip di Como

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    Enaip Como: esami di fine anno per gli allievi dei corsi professionali

    Fare gli esami mette ansia. Esaminare è una fatica, ma anche una responsabilità, una sofferenza. Bisogna (saper) giudicare accoglienza, accompagnamento, servizio, apparecchiamento, portate, presentazione, spiegazione, chiarimenti, qualità, piatti, gusto, colore… È una piacevole fatica.

    È tempo d’esami all’Enaip di Como [Centro Servizi Formativi e per il Lavoro] dove alla tradizionale sequenza degli esami di fine anno (prove scritte e orali) ragazzi e ragazze devono aggiungere e comporre un pranzo completo (dall’aperitivo al dolce). Qui sta – appunto – la fatica dell’esaminatore costretto a bilanciarsi tra il proprio piacere e l’offerta.

    Non è dunque un pranzo “normale” e non è un gioco. È – per i ragazzi – un lavoro serio che richiede preparazione e stretta collaborazione tra insegnanti e allievi e che impone un risultato da condividere con altri, esterni alla scuola. Questi – i commensali – mimano la figura degli avventori e sono attori partecipi e molto compresi (anche responsabili) dell’impegno richiesto. Per gli insegnanti è la conclusione di un percorso didattico complesso; per gli studenti è la fine dell’impegno scolastico, ma anche la prima verifica sul campo (meglio: in tavola!) della loro nascente esperienza.

    La mezza dozzina di gruppi è divisa per – come dire – tipologia d’incarico (e dunque di studi): chi accoglie, chi serve, chi prepara, chi illustra. La capacità dei giovani cuochi (e cuoche) futuri chef o titolari di servizi di ristorazione è davvero notevole. Spiegano – microfono in mano e minimissimo imbarazzo – il lavoro svolto e gli ingredienti usati e i modi di cottura come uno studente di filosofia dovrebbe saper illustrare la Critica del piacere

    Essenziali e precisi (hanno circa 17anni) colpiscono per l’abilità nel “raccontare” il lavoro svolto. Così come – ai tavoli – i giovani camerieri illustrano vini, sostanza e profumi (da notare che sono astemi…).

    L’insalata di piovra, il risotto allo zafferano, arista di maiale, il cestino croccante di nocciole (e senza entrare nei particolari) non hanno nulla da invidiare ai gusti, ai sapori, alle presentazioni e – insomma – alla sostanza di cui son fatti i piatti in locali stellati o giù di lì. E tutto questo fa ben sperare in una trasformazione della capacità di accoglienza e di servizio che il nostro territorio saprà offrire – ogni anno di più – con queste forze giovanili entusiaste e già capaci; non ancora appiattite sulla padella della banalità. È stato un piacere e grazie.