Documentario Cortesella il vero e le copie

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 Negativo originale su lastra di vetro. Archivio storico fotografico Vasconi - Cernobbio - Lago di Como

Vera o presunta storia del documentario sulla Cortesella e delle sue molte copie snaturate

Alla vigilia della demolizione del quartiere della Cortesella, ormai condannato dalla sua cattiva fama e dalle sue cattive condizioni, il Comune di Como diede incarico al Cineguf, cioè il circolo cinematografico dei Gruppi Universitari Fascisti, formato da un terzetto di baldi giovani (Domenico Parisi, detto Ico – in anni successivi ulteriormente detto Pa’ –, Giuseppe Costamagna e Giovanni Galfetti) di realizzare un documentario che tramandasse l’epica impresa della demolizione e – possibilmente – della successiva ricostruzione.

I cineasti, alle prime prove dal punto di vista pratico ma dotati di una salda conoscenza teorica, si misero all’opera e seguirono tutte le fasi dei lavori, gettando uno sguardo anche al quartiere prima della sparizione, con l’intento evidente di mostrarne il degrado, ma riuscendo anche – agli occhi dei posteri – a trasmetterne il fascino.

Il documentario venne presentato al pubblico in una affollata serata al Politeama di Como alla fine di marzo 1939, non senza qualche strascico polemico determinato dal fatto che i giovani autori avevano sollevato qualche velata ironia sulla lentezza dell’approntamento del piano regolatore. Il film era muto, ma secondo la testimonianza di Ico Parisi venne proiettato con il sottofondo musicale del brano L’apprendista stregone di Paul Dukas, riprodotto da un gracchiante fonografo. L’opera, alla fine, venne promossa, ma con un po’ di sussiego, non senza un richiamo a un pizzico di goliardia… del resto il Guf era pur sempre di universitari.

Non è nemmeno il caso di ricordare che la seconda parte del documentario, quella dedicata alla ricostruzione, non venne mai realizzata. La ricostruzione della Cortesella si fece con tempi e modi assai dilatati; in mezzo ci fu la guerra, la caduta del fascismo, la Liberazione; sul primo palazzo edificato del nuovo quartiere campeggiava nel maggio 1945 la gigantesca insegna della sede comasca del CLN, il Comitato di Liberazione Nazionale. Il Cineguf venne archiviato.
Quella pellicola, nata con intenti promozionali, diventò con gli anni un documento di grande importanza documentaria, o più semplicemente di interesse per chi aveva curiosità sulla storia della città. Per quello che ne so, la pellicola montata restò sempre presso Ico Parisi. Intorno agli anni Settanta, da quell’originale vennero tratte delle copie, sempre su pellicola, a cura del fotografo e editore Enzo Pifferi, e dal medesimo poste in vendita.

Quando, a metà degli anni Ottanta, l’Amministrazione Provinciale di Como, con la grande esposizione L’Europa dei razionalisti, pose attenzione al periodo degli anni Trenta, Lodovico Stefanoni propose che il Centro Audiovisivi dell’Amministrazione Provinciale recuperasse quel filmato e ne curasse la diffusione nelle scuole come “materiale didattico” (allora si diceva così). Venne deciso che del filmato, delicatissimo evidentemente, si facesse una copia video integrale (con standard U-matic, da cui si potevano trarre delle copie VHS facilmente utilizzabili ovunque) e poi una versione commentata, quasi un documentario, che potesse servire a contestualizzare e approfondire le vicende.

Lo studio Nodo venne incaricato di quella operazione e io ne seguii tutte le fasi. Fui io, con Lodovico, a prelevare l’originale dall’archivio (ma la definizione mal si adatta a quella sterminata congerie di ogni ben di dio) di Parisi e a portarlo a Milano nello studio specializzato per il riversamento video. Durante quel pomeriggio ci accorgemmo che il montato (la pizza era proprio quella originale, con le sequenze assemblate con nastro adesivo) era in parte “scorretto” con intere sequenze montate al contrario destra-sinistra; alcune riuscimmo a correggerle in diretta, altre restarono “ribaltate” per mancanza di tempo… entro sera la pizza doveva tornare al sicuro. Alla versione commentata parteciparono Ico Parisi, Enrico Mantero e Stefano Della Torre, che vennero da me intervistati davanti al modellino della Cortesella prima della demolizione, recuperato proprio in quell’occasione, con la collaborazione di Flavio Botta, dai magazzini comunali.

La versione commentata fu presentata pubblicamente a Villa Gallia in una serata, anch’essa affollata, nel luglio 1989, con la partecipazione delle varie persone coinvolte (Parisi, Mantero, Della Torre), cui si aggiunse Alberto Longatti. Mancava solo Lodovico Stefanoni, che era ormai molto malato e che sarebbe prematuramente scomparso di lì a pochissimo.
Ico Parisi non gradì eccessivamente il rimaneggiamento; criticò il taglio di alcune sequenze; non apprezzò nemmeno le scelte musicali per il commento (all’Apprendista stregone avevo aggiunte la Sinfonia di Leningrado di Šostakovich e soprattutto l’Ouverture del Gugliemo Tell di Rossini in una straordinaria rilettura jazz di Mike Westbrook, che probabilmente apparve eccessivamente sarcastica – ma di cui, avendola rivista a distanza di molti anni, sono ancora soddisfatto).
Dopo quell’uscita pubblica, del filmato non ho più seguito le tracce per molti anni.

Morto Ico Parisi, dismesso il Centro audiovisivi, radicalmente mutati gli standard tecnici (alla metà degli anni Ottanta il digitale era di là da venire…), non era facile all’inizio del Terzo Millennio riprendere i fili della vicenda. Ci si dovette provare, però, perché nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita di Giuseppe Terragni (la serie di manifestazioni note come GT04) venne programmata una mostra sul piano regolatore del 1934-1937, e sul concorso vinto dal gruppo CM8 di cui faceva parte anche Terragni, in cui la proiezione del documentario sulla Cortesella era ovviamente indispensabile. Recuperare l’originale risultò troppo problematico e anche il master in U-matic sembrava fuori della portata, così che alla fine si ricorse a una delle “nostre” cassette VHS (pare che solo lo studio Nodo abbia questa ossessione per la conservazione). Da questa fu tratta una buona copia in digitale che servì alla bisogna.

Lo stesso problema si ripresentò dieci anni più tardi, quando in occasione dell’esposizione della mostra sul Razionalismo allo Spazio Natta di Como si pensò giustamente a proiettare quel documentario. Nessun problema! ne hanno già fatto una copia digitale. Peccato che quel riversamento dovette andar disperso in uno dei tanti disastri informatici da cui è funestata la nostra memoria recente. Così, venne di nuovo buona la nostra vecchia cassetta VHS da cui, all’ultimo momento, venne tratta una nuova copia digitale, non eccelsa, ma pur sempre godibile.
In tempi recenti emerge dal mare del web una nuova copia, di cui sinceramente ignoro la storia.

Quindi: in tutti questi anni, nonostante le traversie, il documentario sulla Cortesella è stato per fortuna visto e apprezzato da molti.
Si potrebbe e si dovrebbe, forse, mettere mano a un’edizione “definitiva”, di buona qualità e di certa cura filologica.
Ma per questo c’è sempre tempo.

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