Cultura a Como. Prosegue il dibattito

Il contributo di Alessio Rimoldi, presidente dell’Associazione Manifestazioni Librarie

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Ciao Gerardo,

ho assistito agli stati generali e sono uscito con una vena di perplessità.

L’ente pubblico riunisce le associazioni cittadine e gli operatori culturali per fare un’analisi della situazione presente e introdurre un futuro progetto comune (Un tesoro di città) e soprattutto chiede coesione e collaborazione tra gli operatori.

Mi chiedi una riflessione in quanto neopresidente dell’Associazione Manifestazioni Librarie, ma mi cogli impreparato: essermi preso la responsabilità di questa “nomina” è per me un inizio e mi sto confrontando ora per la prima volta con queste dinamiche.
Non sono cresciuto in città, non ho esperienza, non ho conoscenze: non ho risposte, ho solo tante domande.

La cosa che più mi mette pressione non è la mancanza di risposte (quelle arrivano, prima o poi), ma è l’incertezza che le domande che mi sto ponendo siano effettivamente quelle giuste per raggiungere i veri obiettivi dell’associazione e della Fiera del Libro.

Non è forse questa l’essenza della crescita e dell’evoluzione per qualsiasi cosa? E non è che forse, piuttosto che dare risposte, la cultura abbia il compito di far sorgere nuove consapevolezze e nuove domande? Non è questo il segreto di una continua e ciclica ricerca di qualche cosa di più profondo e di più complesso, che ci faccia sentire parte di un progetto più grande di noi? La ricerca non si deve fermare. Mai.

Gli operatori culturali non sono coesi in città (è necessario che lo siano?): ognuno ha le proprie risposte e ci si crea la propria nicchia e la propria verità, che risulta per la maggior parte delle volte indifferente alla “massa”, e quindi anche agli enti pubblici, preoccupati dalla “massa”.
Ma manca il grande progetto, l’utopia che unisce. I grandi valori per cui lottare tutti insieme.
Forse è questa la domanda che porrei agli enti pubblici: qual è il grande progetto? Qual è la storia, il viaggio, e che ruolo dovremmo avere noi operatori all’interno di questa trama? Per l’amministrazione, per la città e la sua provincia, che ruolo ha la cultura nel 2020?

È solo il “tempo libero”? È solo la promozione (con ricadute economiche) del territorio? Oppure la cultura è in tutto ciò che facciamo, soprattutto di come e di perché facciamo ciò che decidiamo di fare; e non parlo solo di arte, musica, teatro, letteratura… ma anche del modo in cui ognuno di noi è genitore, professionista, amico, cittadino, amministratore e operatore culturale.

L’assessorato alla cultura non dovrebbe intersecarsi e strettamente collaborare anche con quello del commercio, delle pari opportunità, dell’ambiente, dell’urbanistica, del bilancio
Però, anziché dare la colpa a questo e quello, non è il caso di assumersi la responsabilità anche delle nostre azioni? Perché la nostra voce è così debole e inascoltata? Perché sempre meno persone vibrano di passione per le cose che facciamo e proponiamo? Perché siamo così incapaci di comunicare l’importanza di ciò che facciamo?

E qui entra in gioco la nuova generazione, quella più nichilista di tutte, come sostiene il filosofo Umberto Galimberti.
Qual è il grande progetto che vede le nuove generazioni come una risorsa e non come una minaccia? Già, la nuova generazione è vista sostanzialmente come una minaccia, perché non ha fiducia nel futuro.

Per spiegarla con l’idea della decadenza del mondo occidentale di Nietzsche: è la prima generazione che vede il futuro come una minaccia e non come una speranza, che sopprime il panico e la sofferenza nelle piccole gioie dionisiache del presente e che per sopravvivere distrugge i principi apollinei che le generazioni precedenti hanno imposto loro come unica verità.

Io non ho risposte al momento perché come scrivevi tu, Gerardo, nel 2002:

Il dibattito che ha chiamato tante belle forze cittadine ha così rivelato il limite dell’argomento: non si può parlare di Cultura. O meglio: bisogna evitare di farlo se la questione è posta solo in termini economici (perché mancano sempre i fondi), di programmazione, di organizzazione (ancora è saltata fuori l’ennesima Consulta per la cultura, già vecchia di un paio di decenni), di qualità (cosa vale di più? Musica, teatro, sport?. Se tutto è cultura, tutto è lecito.

E la mia perplessità post stati generali nasce proprio da questa considerazione: non è che ci stiamo ponendo le domande sbagliate?

AAA. Amministratori e operatori culturali illuminati e coinvolgenti cercansi.

Qui gli altri contributi:
http://www.jsc15.it/tag/cultura-a-como