Cucinare al fresco, un progetto che dà speranza

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Dal “Mandato di cottura” di Como, al “Diario dei sapori”di Bollate, per approdare ad “Assapori(amo) la libertà” a Varese, fino a “Mani in pasta” di Opera. Sono i quattro laboratori che condividono un unico e solo progetto: Cucinare al fresco, ovvero una raccolta di ricette realizzate rigorosamente dietro alle sbarre. Autori dell’iniziativa non grandi chef e nemmeno scrittori di professione, ma quattro gruppi di reclusi che si sono messi in gioco per realizzare una pubblicazione dedicata al food.

Ieri in Regione Lombardia il lancio dell’iniziativa con il Presidente del Consiglio regionale, Alessandro Fermi, il Difensore regionale, Carlo Lio, il Provveditore regionale, Pietro Buffa, il direttore del carcere di Como, Fabrizio Rinaldi e l’ideatrice del progetto, Arianna Augustoni.

Il progetto non è solo un laboratorio, ma ha un valore più profondo in quanto i detenuti, durante le lezioni raccontano le loro emozioni, le speranze, le difficoltà e, seppur con difficoltà, assaporano la libertà attraverso i sorrisi che si condividono o le notizie che vengono raccontate. L’iniziativa è nata proprio per portare all’esterno i sapori e i profumi della cucina vissuta dietro le sbarre.