Foto. Per non perdere l’Immaginazione


 

Cerchiamo foto. Una caccia al tesoro. Immagini dal Sessantotto. Esistono?


 

Il Sessantotto è stato ampiamente documentato da immagini fotografiche. Sono sparite. Dove sono finite? Chi le ha raccolte? Si possono ritrovare? Magari rivedere? Pubblichiamole qui!


 

Sessantotto. Immagini perdute?

Amato e odiato, citato o solo riferito. Studiato e narrato. Forse dimenticato. Questo è il Sessantotto (e il Sessantanove): un numero, una data, un anno (o due), un periodo storico, una rivoluzione. Tante, tantissime parole ne riportano i gesti (il pugno chiuso, le mani alzate, le discussioni infinite, le elaborazioni politiche…) e qualche segno (di progresso) rimane almeno nella memoria collettiva.

La grafica fu sconvolgente e tolse all’effimera eleganza (tipografica e pittorica) quel che guadagnò in effetto. Il colore passò dal grigio al rosso (in tutte le varianti possibili) e la moda si ribellò agli usi e costumi che legavano le figure umane a stereotipi vecchi, scomodi e tristi. Non che l’eskimo fosse allegro (verde militare spento), ma era meglio del cappotto rivoltato di lana pesante. Il rigido s’ammorbidì, i capelli s’allungarono e le gonne divennero molto corte…

Tutto il Sessantotto fu operaio e studentesco, e provocò un cambiamento epocale (per alcuni, invece, fu ritenuto devastante) nei mondi della scuola e del lavoro. Nelle famiglie, nelle comunità, nelle parrocchie persino, nelle associazioni e nei sindacati, dalle università agli asili… fu una continua ricerca di riflessione, discussione, voglia di cambiamento, fantasia e creatività.

Poi, si dice che il Sessantotto degenerò… ma le colpe dei figli non sempre dipendono dai padri.

Il Sessantotto, per quelli che avevano l’età giusta (dalle superiori in su) fu l’occasione di una trasformazione. Negarlo è impossibile. Chi lo fa è in malafede o di memoria corta cioè non si ricorda il tempo precedente quando tutto sottostava a regole, imposizioni, tradizioni, abitudini, autorità… spesso non condivise e molto spesso non più praticabili.

Arti varie, cinema, teatro, musica e letteratura, moda e creatività in genere subirono o colsero o provocarono la trasformazione. Pure la fotografia si trasformò: da cronaca un poco asettica (o da squisitamente artistica) divenne denuncia, ricerca, proposta, documentazione…

Ora – dopo cinquant’anni –  la domanda è: dov’è finito quel mondo fissato su carta sensibile; dove sono i negativi raccolti; le camere oscure? Quel mondo rigorosamente in “bianco e nero”, magari sgranato persino sfocato (era una scelta molto precisa e diffusa da parte dei fotografi).

Apriamo gli archivi personali

Il Sessantotto è stato molto fotografato, ma (almeno sembra) tante immagini sono sparite. Dove sono finite? Negli album di famiglia? Come segnalibri?

Un patrimonio immenso sembra perduto. Proviamo a cercarlo e pubblichiamolo su Facebook poi su JSC.15.IT. Alla pagina Sessantotto - Como si possono aggiungere le immagini personali. Segnare data e luogo; se possibile i soggetti della foto; magari il nome e cognome del fotografo.

Niente di scientifico, ma solo un modo per riportare alla luce un patrimonio di giovinezza scapestrata, ma anche molto molto creativa.

L’IMMAGIN[azion]E torna al potere!