Romanzo popolare. Vitali e Monizza per Auser

 

 invenzione, Personaggi, storie e scrittura nei racconti di uno scrittore bellanese

Davvero piacevole e stimolante, il dialogo tra lo scrittore Andrea Vitali e Gerardo Monizza, andato in scena giovedì 19 ottobre nel salone Musa dell’associazione Carducci, nell’ambito degli incontri organizzati dall’Università popolare Auser.

Le domande precise e competenti di Monizza hanno consentito a Vitali di allargare lo sguardo dal tema di fondo, il romanzo popolare, a molti spunti sull’attualità, sulla vita quotidiana e sul territorio; era proprio questo l’obiettivo dell’incontro, una sorta di lezione introduttiva dell’anno accademico 2017/18 dedicato ai “Territori di parole”.

Lavorando sulla ricerca delle parole e sulla popolarità della cultura – ha ricordato Monizza – non si poteva che iniziare dal romanzo popolare. Infatti, proprio il territorio, o meglio ancora il lago con i suoi paesi e le sue genti, ha scandito la narrazione dello scrittore, nato e vissuto a Bellano, dove ha lungamente esercitato la professione di medico, e dove ha ambientato i suoi romanzi più noti.

Giovanni Guareschi e George Simenon, Andrea Camilleri e Tommaso Grossi, Giorgio Bassani e Piero Chiara, Alessandro Manzoni e Liala, i grandi film, gli sceneggiati, le serie televisive: sono i nomi e le forme del romanzo popolare, un genere letterario caratterizzato dalla capacità di dare alla quotidianità il carisma del romanzo.

La cassetta degli attrezzi del romanziere è capiente: il lavoro, nel caso di Vitali l’ambulatorio medico dove la cura dei malanni si accompagna con le storie di vita quotidiana; gli aneddoti che si tramandavano nelle famiglie quando la Tv occupava spazi meno invadenti e spersonalizzanti; la capacità di mettere in risalto, in un contesto limitato nel tempo e nello spazio, quei movimenti di animo e di psiche che sono uguali per ogni essere umano ad ogni latitudine. Il paese diventa quindi un teatro, un fondale su cui si muovono le storie, e le storie, dice Vitali come De Gregori, siamo noi.

Interessante la riflessione sull’uso, o meglio sul non uso da parte di Vitali, del dialetto scritto. L’autore riconosce grande valore al dialetto parlato, ma ritiene che nella forma scritta si immiserisca, mentre una lingua ricca e bella come l’italiano è senz’altro più adatta a trasmettere emozioni e contenuti. Questo non significa svalorizzare il territorio: sono molti, al contrario, gli spunti che vengono al narratore dai luoghi e dalle persone che lo abitano, a cominciare da quelli che derivano dal lavoro.

Bellano diventa lo specchio di un mondo che cambia: c’era un ospedale ed è stato chiuso, ed era l’ospedale dal quale il chirurgo poteva guardare il lago dalla finestra sella sala operatoria; c’erano le fabbriche che scandivano i tempi, creavano occupazione, davano corpo ai rapporti sociali, modellavano l’umanità che ritroviamo nelle pagine dei libri.

Oggi gli scenari ed i protagonisti sono diversi, più complessi, ancora in divenire, e forse per questo lo scrittore sceglie di non addentrarsi nel presente con i suoi romanzi, quasi sempre ambientati negli anni 70.

Monizza coglie il senso di questa scelta ma con la domanda finale chiede a Vitali un pensiero sull’oggi, e la risposta fa riflettere: c’è una positiva riconquista della bellezza del lago, che porta tante persone a venire da noi. È un bene, dobbiamo saperlo gestire, chi ne vede solo il lato negativo – i troppi estranei che intasano le nostre strade, rubano i nostri parcheggi, turbano la tranquillità dei luoghi – dà una risposta da “ganassa”, da macchietta di paese. Come non condividere?

L’attività dell’università popolare prosegue con un fitto programma. Prossimo appuntamento martedì 24 ottobre Autori da riscoprire: Emily Bronte – Cime tempestose a cura di Stella Lanza.