Como Milano. Tra apatia e fermento

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Como e Milano. Città amiche e nemiche. Comunque diverse

Milano: città in fermento che negli ultimi anni ha avviato un deciso processo di ricostruzione fisica e civica. Interi quartieri del centro urbano e degli immediati dintorni recuperati e trasformati; nuove aree pedonalizzate e piste ciclabili che – seppure a pezzi, secondo l’uso italiano – spuntano numerose; nuovi musei e spazi culturali, pubblici e privati, rivolti alla valorizzazione del passato e proiettati nell’invenzione del futuro. Insomma una città che si sta rinnovando. Non senza contraddizioni, certamente.
La vera novità della Milano degli ultimi anni è lo spirito che si avverte nelle persone che la popolano e la animano, il piacere condiviso di vivere una città frenetica e attiva (forse iperattiva) ma anche in grado di offrire bellezza: in alcuni scorci, aree rifiorite, in alcuni edifici restaurati e rinati. Bellezza data da una nuova dimensione che la città sta lentamente inesorabilmente conquistando.
La nuova bellezza di Milano è soprattutto nelle parole di chi la visita, parole che raccontano di una città vibrante, attiva, sempre più orgogliosa della propria identità.
Non è certo l’Eden: le discussioni e i dubbi non mancano, basti pensare a quelli riguardanti il nuovo skyline o le condizioni in cui permangono alcune periferie. Riflessioni giuste che dimostrano attenzione e consapevolezza, che non mirano ad arrestare il flusso di rinnovamento della città, quanto a procedere parallelamente alla costruzione del nuovo e al recupero del passato.

Como: città molle, addormentata, incartata, avviluppata, aggrovigliata. Imbesuita. Da troppi anni vive una “condizione morbosa temporanea caratterizzata dalla sospensione di tutte le funzioni organiche e dal totale irrigidimento dell’apparato muscolare, dovuta a grave alterazione psichica”: catalessi. Non fosse che nella definizione riportata si parla di condizione “temporanea”, mentre la catalessia comasca sembra inesorabilmente cronica e irreversibile.
Nessun guizzo civico, nessuna scossa propositiva, nessun lampo di entusiasmo. Niente. Un gesto forte, una svolta decisa, un moto di orgoglio. Di rabbia, al limite. Niente. Encefalogramma piatto. Certo: c’è la crisi. Non ci sono soldi. Le istituzioni una ad una vengono meno. Quelle che restano arrancano. Si naviga a vista. Eccetera eccetera. Purtroppo la dura verità è che manca totalmente entusiasmo civico: si badi bene, non l’entusiasmo del singolo, ma l’entusiasmo “proprio del cittadino in quanto appartenente a uno Stato o una collettività organizzata”. Lo so: scopro l’acqua calda… Como è così. Nel DNA. Che vi devo dire: non ci riesco proprio a rassegnarmi a questa catalessi cronica.

Si tratta di uno sfogo, sia chiaro. Nessuna pretesa di lucidità né di correttezza. Puro sfogo, con tutti gli attributi del caso: banalizzazione, qualunquismo, estremizzazione. Lo sfogo di una persona che si trova a vivere quotidianamente le due città, che abita a metà strada tra l’una e l’altra, che si è trovata ad avvertire in modo quasi tangibile il sentimento opposto che sembra animarle. Prendetelo per quello che è. Lo sfogo triste di un comasco.