Como. La Città dei Balocchi. Critiche e opinioni sull’evento di Natale

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Siccome qui a Como non succede niente – così si dice di continuo – ecco che nel buio dell’anno nero brillano le luci della Città dei Balocchi ed esplode tutto l’ambaradan… Un grande successo.

Le critiche non mancano: troppa luce, gran casino, invasione d’auto, spreco di risorse e poi le casette… Il designer che è in noi dialoga con il grande urbanista che alloggia in ciascuno. Esperti della forma e dei contenuti e grandi inventori di feste che siamo diventati, nell’anno di Leonardo (500 dalla morte) non ci scappa nulla.

Oddio: le casette son quel che sono e il nome lo dice; niente di più. Il tetto finto neve, la collocazione che s’ispira alle “norme di sicurezza” e non certo a quelle dell’estetica. Son brutte, banali, fuori stile, son montanare e non lacustri; non sono Razionaliste e per fortuna. Son pratiche e funzionali alla vendita di merci varie e così piace al popolo natalizio che comprende tutte le ideologie e le culture e le opinioni presenti ad oggi sul suolo italico.

Sono albero (simbolo laico) e presepe (religioso), son Babbo Natale e Gesù Bambino, santa Lucia, Befana e Re magi. Son tutto e il contrario di tutto però – non si può negarlo – fanno atmosfera, illuminano le giornate uggiose, portano profumi e colori d’altri luoghi e portano in Convalle il senso popolare (e commerciale) del Natale.

Io le farei diverse (ma non saprei come), lei le metterebbe in ordine (raddrizzandole e riunendo le merci), l’altro non le porterebbe affatto in piazza: la più bella della città. Restano opinioni, ma non progetti e in 26 anni (da tanto dura la Città dei Balocchi) bisogna dar merito a coloro che nel luogo più immobile che esista al mondo almeno, a Natale, sia fatta un poco di luce. Ai bambini piace; al commercio non fa male; ai turisti dà l’impressione che Como sia viva. In fondo basta poco.