Como. L’epopea del contrabbando

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    Contrabbando nel comasco: riflessione di Alessio Rimoldi

    Mi sono sempre chiesto cosa spinga intere comunità ad ammirare, talvolta con fanatismo, le gesta dei contrabbandieri, tanto da dedicarci musei, libri, canzoni e sentieri.
    Per molto tempo sono rimasto con le mie perplessità, facendomi bastare la classica risposta “era un contrabbando di sussistenza, quello del dopoguerra”.
    Oggi si contrabbandano principalmente soldi, gioielli e droghe, il contrabbando è in mano alla criminalità organizzata, è una piaga per la società e sfido chiunque a pensarla diversamente.

    Con i due libri Baci di contrabbando e Contrabbandieri della Spina Verde (ce ne sono molti altri sul contrabbando) ho conosciuto diverse sfaccettature, a me prima sconosciute, sul contrabbando italo-svizzero del dopoguerra, una vera e propria epopea.
    Ho capito che non si trattava di “semplice” sussistenza e penso che questo “mito dei contrabbandieri” sia il giusto riconoscimento per la grande energia, il vigore e il coraggio delle comunità di confine durante il periodo post-bellico: un periodo storico molto complesso e scalfito da una grande voglia di riscatto sociale e di libertà.

    Concludo ad ogni modo con le ultime parole estratte dal libro Contrabbandieri della Spina Verde di Claudia Giuliano:
    “Il fabbro Tommaso, personaggio ieratico, che io chiamo Profeta, mi ha ammonito: “Faccia una cronaca del contrabbando, ma non un’esaltazione. Se lei descrive i contrabbandieri in modo enfatico, manca di rispetto a tutti quelli che si alzavano alle cinque del mattino per andare a lavorare!” Forse ha ragione.”

    I libri:

    Baci di contrabbando di Emilio Magni, Dominioni Editore

    Contrabbandieri della Spina Verde di Claudio Giuliano, Dominioni Editore