Como. Infinita tristezza e ansia?

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    Troppi UMORI E casi negativi si abbattono su Como

    Melanconia: alterazione del tono dell’umore, tristezza, ansia e rallentamento della vita intellettuale. La melanconia è considerata un male dell’individuo sebbene in riva al Lario sia pari ad un’epidemia.

    Siamo neanche a metà dell’anno e questo 2016 sembra il più orribile di tutti i precedenti. Si vedono i turisti sempre più numerosi affollare il Capoluogo e tuttavia rimangono sullo sfondo della vita collettiva dei comaschi frastornati. Portano colori, vivacità, suoni e anche denari eppure rimangono staccati dalla realtà locale. Appartengono ad un altro mondo e non sembrano influire positivamente se non per i vantaggi – innegabili – all’economia del settore e all’aria di festa perenne.

    Ma i comaschi non li amano perché ben si accorgono di quanto essi siano “felici” passeggiando e godendo dei giorni sul Lario mentre i residenti s’affaticano e si dolgono dei malumori persistenti, delle continue brutte notizie, dei lavori forzati e mai finiti, delle buche nelle strade, dei buchi in bilancio, dei progetti fermi sulla carta. Degli ammanchi, delle frodi, della corruzione. Che i turisti non vedono, che non possono vedere.

    L’aria è triste, umida e fastidiosa?
    Le strade sono sempre affollatissime, i turisti comprano, ma la Città murata è vuota d’abitanti e la sera è triste. Non fosse per i bar e l’abitudine all’aperitivo sarebbe morta e invece c’è della linfa giovane che – pur non abitandola – ne fa il centro del proprio tempo libero.

    Tuttavia, si vedono i commercianti affacciarsi alla porta dei negozi e attendere sempre con trepidazione l’ingresso di qualche compratore: che non manca mai. Ma gli esercizi al dettaglio chiudono o fanno molta fatica: la burocrazia, le spese, le tasse…

    La città vive a popolazione alternata: si vedono lavoratori pendolari occupare le loro scrivanie e lasciarle poi la sera per rientrare a casa, senza guardarsi neanche intorno. Potrebbero essere stati qui oppure altrove. La città è diventata un luogo di lavoro, ma non è più il luogo della vita.

    Che cosa si è perduto?
    Chi fa fa poco – secondo alcuni – o male – secondo altri. La critica è continua: perciò si vede la cattiveria uscire verde e velenosa; esplode dai commenti sui Social ad ogni tintinnar di manette e molti godono della sofferenza altrui (tutto da provare, ovviamente) come larve schifose che neanche si curano più della carne in cui hanno abitato allegre e felici per un paio di decenni.

    Si vede il malessere che si diffonde come la nuvola nera della morte, che strisca bassa e tremenda, che intatta lascia solo le case privilegiate, le cui porte sono segnate dall’appartenenza al gruppo, al partito, alla lobby potente, alla setta esclusiva…

    Che cosa è mancato?
    Si vede l’incapacità di risolvere i problemi, i progetti, le urgenze, le necessità quotidiane e le fantasie straordinarie. Si vede soltanto il desiderio di stare nell’ombra, di strisciare sotto i muri, di volare molto basso, di non fare quel che si deve, di prendersi una parte non pertinente, di rallentare le cose e sarà quel che dio vorrà.

    L’umore dei comaschi non è buono.
    Una infinita tristezza coglie di traverso tutti coloro che hanno ancora dei pensieri e un’ansia indicibile frena ogni rimasuglio di entusiasmo. La vita intellettuale non è direttamente proporzionale all’incalcolabile offerta del territorio, culturale e sociale: cosa serve dunque partecipare, ascoltare se non si mette a frutto ogni nuova conoscenza per migliorare se stessi e la comunità?

    La tristezza si diffonde.
    Ecco che dalle acque del lago non sorge la bellezza, ma umida e gelatinosa e fredda e avviluppante si leva la melanconia. Il dolore ne fa crescere la forza negativa, l’inettitudine l’alimenta giorno dopo giorno, la cattiveria la rende potente.
    Nei bar, data una scorsa al giornale, ci si forma un’opinione assolutamente superficiale che tuttavia basta e avanza: a vantar competenze, a sparar giudizi, e fare pronostici sciocchi…

    Dopo gli arresti illustri (in corso questi giorni) tutti a dire che sapevano da tempo, che è giusto così, che domani sarà peggio illudendosi che rimaner staccati dalla “cosa comune” possa contribuire a migliorarla. Gli amministratori là e i cittadini qua: non funziona più. E lasciarsi prendere dalla tristezza è solo segno di impotenza e di mancanza di idee. Condividere i problemi e partecipare attivamente è la ricetta utile; anzi: la medicina necessaria per combattere e vincere – finalmente – la melanconia.