Como e altrove. Le invasioni turistiche

Dare e avere: uno scambio indispensabile tra territorio e visitatori. Altrimenti nulla rimane

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Turisti. Le invasioni turistiche sono quotidiane, ormai. C’è chi ne gode e chi si preoccupa ed è impossibile mantenere un distacco dal problema: che problema è!

Denaro, portano, e sostengono l’economia del territorio altrimenti in affanno per altri settori o filiere. Poi, il turismo tocca ampie parti del sistema favorendo accoglienza, ristorazione, divertimenti, guide e visite… Insomma, conoscenza. Si fa per dire.

Spinti (o trascinati?) dai loro trolley, i turisti scendono allegri e felici dalla stazione con occhi spalancati sulle bellezze del tratto stazione San Giovanni piazza Cavour, scivolando tra le incertezze del marciapiede e già col cuore a Brunate che conquisteranno dopo la “funicolarizzazione” forzata (anche due ore di coda per salire sui “Bruchi”).

Turisti: moderni invasori delle nostre amate terre ai quali ben poco sappiamo dare. Un tetto, un piatto, un gelato e una corsa in duomo sono il pacchetto dell’offerta proposta per visite mediamente brevi e di più non si può.

In sintesi: il lavoro che si sta facendo è molto, ma non abbastanza. Comunicazione, azione, proposte, progetti, realizzazioni, idee non mancano. Manca tuttavia il senso dell’insieme che darebbe unità alle proposte che si susseguono sia per i locali che per i visitatori. Tante cose non fanno un programma. Tante idee non fanno un progetto. Non catturano. Non lasciano memoria.

Ma i dati parlano chiaro: il turismo è in aumento soprattutto intorno all’idea del Lario; non deve sfuggire, altrimenti sarebbe solo denaro (ma nulla è eterno) e niente passione: la peggiore delle visite.

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