Como. Città viva?

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Como è una città antica; può essere anche contemporanea?

Como è viva. Così pare o almeno non è morta del tutto. La politica locale traballa su gambe non solide, ma la città nel suo complesso è in continua trasformazione. Com’è giusto che sia. Se fosse ferma – che so al medioevo – sarebbe un museo a cielo aperto invivibile, inospitale, inabitabile.
Ma ogni cambiamento – come si sa – comporta ansia. La reazione si muove dunque su binari non proprio paralleli: quello della protesta e quello del dibattito.
Sul primo si viaggia facilmente e sempre alimentati dalla superficialità, dall’interesse personale, dall’insofferenza, dall’astio, dall’odio…
Sul secondo il percorso è ostico: bisogna studiare, leggere, riflettere, confrontarsi, decidere…
Però è così la vita; è così la città.

Prendiamo (è solo un esempio) la famigerata ZTL Zona a Traffico Limitato. Si ricorda ancora il coraggio dello Spallino padre – assessore prima e sindaco poi – nel determinare un nuovo assetto urbanistico, commerciale, veicolare e sociale. Volle cacciare dalla Città murata tutte le auto o quasi. Non osò fare (allora, primi anni Settanta) quel che si poteva fare benissimo perché la reazione violenta e odiosa dei commercianti (e anche di molti residenti) fu radicale: NO! all’esclusione delle auto dal centro storico.
Guardando oggi le foto di allora, con strade e piazze interamente occupate da veicoli pubblici e privati, la maggioranza vagamente silenziosa d’oggidì mostra un sorriso di compatimento. Ma la guerra fu dura e per fortuna vinta (anche se con molte concessioni al nemico: piazza Perretta, piazza Mazzini, via Diaz, via Volta… furono lasciate temporaneamente al traffico e alla sosta).
Tuttavia, il cervello dei comaschi (complice la cosiddetta “austerity” di quegli anni) s’andava liberando di scorie e fumi da scappamento.

Quasi mezzo secolo è passato, da allora, e ancora ad ogni cambiamento o leggera modificazione o miglior disegno della ZTL si rispolverano le armi: Guelfi e Ghibellini, come i Rusca e i Vittani, si scontrano dimenticando – spesso – il bene comune.
Certo: le amministrazioni di ora e di allora tendono piuttosto a levare chirurgicamente senza troppo prevenire. E se la medicina ha fatto passi avanti, l’urbanistica (e la sociologia) arrivano sempre un momento dopo.
La popolazione vede il taglio, ma non capisce la cura.
Come oggi in piazza Volta, piazza Jasca, via Rubini e via Garibaldi. C’era bisogno di ridisegnare quegli spazi? Forse sì forse no. Comunque erano in disordine e poco funzionali. Erano comodi per residenti e turisti e visitatori. Ma dobbiamo ricordare che la Città murata è lunga 1200metri e larga 800metri? I parcheggi periferici (?) consentono di raggiungere il centro in pochissimi minuti. A Milano è peggio e per arrivare in piazza Duomo sono necessari diversi minuti o prendere i mezzi pubblici.

Ecco che, a questo punto, un Bus circolare (con deviazione nel centro come persino a Roma che attraversa Campo dei Fiori) sarebbe auspicabile; unirebbe i parcheggi principali con il cuore della città. Un sogno? Forse.
Quasi certamente la mancanza di un dibattito precedente il progetto e la sua realizzazione non ha evitato inutili interventi di popolo e di consiglieri comunali. Il difetto del cambiamento è tutto lì: nella mancanza di partecipazione, nella limitatezza della comunicazione. La città è viva e può esserlo ancora meglio, ma non con decreti dall’alto che, anche quando sono utili, necessari e buoni, hanno il sapore amaro dell’imposizione.