Ciao Renzo. A 93 anni muore il sindaco socialista di Como

La scomparsa di Renzo Pigni in un ricordo di Fabio Cani

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È morto nella notte tra 24 e 25 gennaio 2019 Renzo Pigni, una delle personalità politiche più note e amate della città. 93enne (era nato a Fagnano Olona nel 1925), Renzo ha vissuto la politica a 360 gradi: resistente al fascismo, poi giovane parlamentare socialista, poi amministratore locale e sindaco della città di Como. Sempre attento e lucido, prodigo di consigli e di critiche.

A stilare una sua biografia, tante sono le cose che ha fatto, si rischierebbe di essere lunghi come i suoi discorsi (diventati proverbiali i suoi interventi in consiglio comunale, persino oltre l’ora…). Mi piace, in prima battuta, per ricordarlo con l’affetto che merita, citare i suoi discorsi ai giovani quando, negli ultimi anni, ci siamo spesso trovati insieme a “guidare” alla scoperta del Monumento alla Resistenza Europea. La sua capacità di coinvolgere, di catturare l’attenzione, di sollecitare l’immaginazione era sorprendente, in grado di superare la “diversità” del suo linguaggio, “antico”, “austero” e fondamentalmente basato su un periodare da politico e – quasi – da avvocato. Ma nel racconto, tra molteplici incisi e lunghe divagazioni, veniva sempre e comunque in primo piano la sua vena autenticamente popolare, capace di spezzare con una battuta anche l’incedere dell’ufficialità.

Scherzavamo, sempre, sul fatto che Renzo “bastava accenderlo” e andava… riempiendo riunioni di interi pomeriggi, ma non abbiamo mai scherzato sul fatto che quei discorsi erano sempre colmi di indicazioni e stimoli, di saggezza(verrebbe da dire per usare una parola un po’ desueta). Ed era una saggezza politica, che ormai dopo tanti anni faceva parte del suo animo e del suo corpo.

Di fronte a questo, di fronte al tanto che ci ha trasmesso, ben poca cosa è ricordare i suoi mandati parlamentari (i primi tre anni passati “in silenzio” ad ascoltare e imparare, secondo gli “ordini” di Nenni), i suoi incarichi pubblici, fino ad essere sindaco della sua città adottiva, i suoi ruoli nelle varie associazioni (prima fra tutte l’Anpi) e nell’Istituto di Storia Contemporanea, e poi ancora l’Abbondino d’Oro… e chissà quanto altro.

Magari i ragazzi e le ragazze che lo hanno ascoltato in quelle mattine passate al Monumento alla Resistenza Europea (certo: le ore erano sempre troppo poche!) ne hanno dimenticato il nome e magari non si accorgeranno nemmeno che Renzo “si è spento” (questa volta davvero), ma credo proprio che ne ricorderanno l’entusiasmo e la forza evocatrice, l’impegno e la testimonianza.

Questo è Renzo Pigni. Lo è stato e lo sarà.