Carlo Ferrario. Il ricordo di Luigi Picchi

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In memoriam di Carlo Ferrario [1931-2019]
(di Luigi Picchi)

Carlo Ferrario a Como era un “mito”, un “personaggio”: intellettuale e artista di un’intelligenza non comune e di una altrettanto non comune cultura, la sua creatività è stata talora inficiata proprio da un eccesso di erudizione e di sofisticata cerebralità. La sua scrittura, infatti, spesso si perdeva in cabalistici e manieristici virtuosismi: i suoi romanzi erano postmoderne architetture tentacolari e labirintiche che avrebbero messo in imbarazzo con la loro dovizia barocca Borges, Calvino ed Eco. Nonostante certe sue pedanterie, frutto, però, di una minuziosa e versatile conoscenza, a Carlo Ferrario si voleva bene: non era mai antipatico e sgradevole (impegnativo sì), forse perché nell’interpretare il personaggio dell’intellettuale eclettico e dandy, Carlo ci metteva un’anima sostanzialmente candida e fanciullesca che rendeva innocua e pittoresca la sua vanità. Appena ho saputo della sua scomparsa ho ripreso un suo libro di poesie da me subito e sempre amato: Visita guidata (New Press Edizioni, 2001). Sono veri e propri epigrammi: folgoranti, maliziosi e ironici, lievi e taglienti come lame di rasoio in cui aleggia lo spirito mordace e acuto di un novello Marziale in versione comense; unica differenza, mentre Marziale faceva nomi e cognomi (sempre che non siano stati fittizi!) Ferrario dice solo il peccato o al massimo la categoria del peccatore, ma mai il peccatore che resta anonimo, non privo, però, di un proprio carattere. Molte di quelle poesie antiliriche potrebbero benissimo figurare in un’antologia della moderna poesia epigrammatica e satirica accanto a testi di Nelo Risi o Valentino Zeichen, gli autori a cui la sua scrittura breve più si avvicinava. Ma il libro migliore, il capolavoro è uno zibaldone di 3068 aforismi agrodolci, L’allegro e il pensieroso (NodoLibri, 2009): ce ne sono di bellissimi e alcuni di essi potrebbero essere sviluppati in saggi, articoli o racconti. Con la scomparsa di Carlo Ferrario Como perde una presenza e un’energia capace di agire nascosta e di rompere la morsa di provincialismo in cui boccheggia da tempo la nostra città.

A lui voglio dedicare questo epicedio.

E adesso nei Campi Elisi
quale angelo suonerà
per te un po’ di Bach?
I tuoi epigrammi hanno fatto
invidia a Marziale, a mastro
Wilde i tuoi aforismi.
Quasi uscito da un romanzo
mitteleuropeo t’aggiravi
per le vie del Limbo comense
in cerca di fantasmi e visioni,
per poi intercettare solo
la sorprendente insensatezza
della nostra Modernità.


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