Cantù. La “Prima” del Teatro San Teodoro

96

VENERDI’ 11 OTTOBRE – ORE 21
UN BÉS
ANTONIO LIGABUE (Stagione Prosa)
uno spettacolo di e con Mario Perrotta

Un bés… Dam un bés, uno solo! Che un giorno diventerà tutto splendido. Per me e per voi”, supplica Ligabue. Quarant’anni trascorsi senza aver mai ricevuto un bacio. Un solo bacio in cambio di tutta la sua arte e il suo talento.
Il matto del paese, così era visto Ligabue, lui che viveva questa condizione di sdoppiamento: da una parte un corpo estraneo rifiutato, dall’altra un’artista che facevano scalpore.
Il “bés” è il bacio desiderato, il bacio elemosinato, il bacio negato che ha lasciato un solco profondo nella sua personalità. Ne verrà disegnato un ritratto vibrante, in cui l’attore si trasforma fisicamente nell’artista, ne indossa la cadenza reggiana e dipinge in scena a carboncino, rievocando il rapporto del pittore tra le cose e la loro raffigurazione, con tratti secchi e dettagliatissimi.
Lo spettacolo diventa un affondo nella vicenda dell’uomo toccato dalla grazia, ma misconosciuto e deriso da tutti.

Mario Perrotta ha realizzato la maschera della diversità assoluta, costruita sull’inquietudine, sulla storia straziante di un uomo su cui il destino si è accanito più volte. È la maschera della sofferenza umana, costruita attraverso il ritratto di un essere solitario in un mondo mostruoso, ma spinto da un’irrefrenabile vitalità fatta di eccitazione e carnalità: una metafora della vita perduta, dell’assenza e della ricerca di umanità.

————

Ligabue è autore di opere coloratissime e altre graffiate, un istinto naïf governò il suo tratto arrabbiato a comporre quella privazione in sagome di bestie disperate come uomini e autoritratti bestiali, dentro paesaggi tinteggiati in forma di desiderio, in cui mescolate sono l’Emilia e la Svizzera, i suoi luoghi, la sua vita.
Perrotta penetra la scena risalendo dalla platea, in un lungo coprente cappotto scuro che è tutto di lui, l’immagine nota, il corpo occluso da quel viso ispido, ossuto, quegli occhi in cui si vede compressa la sua necessità. «È permesso, do fastidio…», dice quasi fra sé appena sul palco, cerca attenzione ma insieme ha il timore di essere invadente, indesiderato. Ma ecco allora che tre anonimi pannelli sulle assi, appena voltati di fronte, quella necessità la svelano e la rivolgono verso lo sguardo altrui: spazio bianco, spazio per disegnare e misurare il contorno ai desideri. Prende un carbone Perrotta/Ligabue, di spalle inizia a segnare, graffiare il foglio. Inizia cioè a raccontare di sé.

La narrazione in prima persona ha un forte connotato biografico e riporta il pittore fra le dolci colline verdeggianti dell’origine che sempre rimarranno anche nelle sue opere più aggressive come un paesaggio d’infanzia impresso in una memoria cellulare, avvolgente. Ligabue «nato con la vita di dietro», mai davvero capace a mostrarsi di fronte, meno ancora nei suoi autoritratti impauriti e tesi che nell’espressionismo violento della sua fauna contadina.
Perrotta entra nei suoi abiti con umiltà e dedizione, disegna di spalle, dal vivo, quella “vita di dietro” in cui s’impresse il segno del pittore, quindi lo riproduce degnamente sviluppando quel tratto intimo come ne fosse tramite (e disegna oltretutto benissimo!). Il monologo che ne trae è soffiato via, affannato da un dolore inguaribile e rabbioso, la scena invece è composta di pochissimi elementi e forse, più che essenziale, si ha la sensazione che sia un po’ semplificata. Di una buona materia Perrotta fa racconto appassionato e probabilmente, suo unico e non grave peccato, si priva di un carico poetico e onirico più estremo, come non si fidasse di affondare l’incanto e così rivelare più dolcemente alcuni difficili snodi drammaturgici del testo. Ma la sua voce – esperimento riuscito in un dialetto acquisito – è ospite di voci del popolo, il paesaggio–paese tutto attorno a Ligabue per le sue parole prende forma, come fosse un suo quadro furente, come fosse il quadro del suo funerale durante cui gli invitati, giunti a dire il vero senza invito, vedono in una bara chiusa tutto ciò che è perduto e che hanno allontanato per l’intera vita, ciò che potevano essere e non sono stati, misurando così la brevità del loro sguardo che vedeva un matto, negli abiti sporchi di un genio.

—————

PREMI:
Premio UBU 2013 come Miglior attore protagonista
Premio HYSTRIO-TWISTER 2014 come miglior spettacolo dell’anno a giudizio del pubblico
Premio UBU 2015 come miglior progetto artistico e organizzativo per l’intero Progetto Ligabue
PREMIO DELLA CRITICA/Associazione Nazionale Critici di Teatro 2015 per l’intero Progetto Ligabue

________________________

SABATO 12 OTTOBRE – ORE 19
IL TEATRO DELL’IMMAGINAZIONE E IL SET DEGLI OGGETTI

Mostra di alcune tra le immagini fotografiche realizzate da Isidoro Romano e una selezione di pitture e disegni. Aperitivo a buffet.

La mostra espone alcune tra le immagini fotografiche realizzate da Isidoro Romano e una selezione di pitture e disegni. L’insieme restituisce il lato pubblico dell’artista, un capitolo della storia della fotografia still life che precede l’avvento della post produzione digitale, e un lato personale, una collezione di quadri di paesaggi sommersi, di scenari domestici, di classici rivisitati, di disegni con tocchi leggeri di colore.

Isidoro nasce a Milano nel 1947, quartiere Isola.
Lavora per diversi anni per l’agenzia Publifoto. Nel 1973, in seguito allo sviluppo delle aziende del mobile, si trasferisce in Brianza, dove apre due studi, il primo in società (Gruppo Quattro) e l’ultimo in proprio (Romano Fotografie).
Accanto alla fotografia coltiva una passione per il disegno, la pittura e la scultura che lo accompagna per tutta la vita.

Dalle 20.30 concerto elettroacustico con Lavorazioni Carni Rosse, che fanno della ricerca sonora e della destrutturazione della forma canzone il loro cavallo di battaglia.
composto da Doria Tiziano (rumori e suoni), Montemagno Sergio (tromba), Reali Andrea (voce ed effetti) e Romano Paolo (contrabbasso).

________________________

DOMENICA 13 OTTOBRE – ORE 15
ROCCO E GINA
OGGI SPOSI
 (Stagione Famiglie)
compagnia Slapstick Duo

“Rocco e Gina… Oggi Sposi” è uno spettacolo tragicomico, che tratta il tema del matrimonio e della vita di coppia, evidenziandone i lati più divertenti e al tempo stesso patetici.
Accomuna tutti, trattando tematiche quotidiane d’immediata comprensione, e ciò fa sì che il pubblico si senta come in famiglia e quindi più predisposto a lasciarsi andare.
In un universo clownesco, attorno al quale ruota tutto lo spettacolo, si possono assaporare momenti acrobatici che culminano in precari equilibri su sedie ed emozionanti evoluzioni acrobatiche sui tessuti aerei, contrapposti a situazioni poetiche ed evocative.

Il sapore principale è quello della comicità, ma senza tralasciare l’aspetto virtuosistico, tipico dei Saltimbanchi, con clownerie, improvvisazioni, equilibrismi e giocoleria.

PREMI:
Vincitore XXII Festival “On The Road” di Pelago 2010

—————

Teatro San Teodoro
Cantù, via Corbetta 7
tel. 3349239013
http://www.teatrosanteodoro.it