Ca’ d’Industria Como. “Ospiti d’Arte”

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in mostra le opere degli artisti della Ca’ d’Industria

La mostra Ospiti d’arte, attualmente in corso nello spazio dell’ex San Pietro in Atrio in via Odescalchi, riveste per la Ca’ d’Industria di Como che l’ha organizzata molti significati.

Rivolta all’assistenza da più di 200 anni (la fondazione ufficiale è del 1817, ma la sua storia risale ancora più indietro), la Ca’ d’Industria è nota a tutta la cittadinanza per il suo fondamentale ruolo nell’assistenza alle persone anziane. Un ruolo che ha molte sfaccettature e molti modi di operare, che ha obiettivi complessi e valori fondamentali. Ecco quindi che la valorizzazione delle persone che sono ospitate nelle strutture e la condivisione con tutta la cittadinanza di queste conoscenze è un momento importante per una realtà che voglia fare dei “servizi alle persone” una scelta completa.

Al centro dell’attenzione, in questo caso, è posta l’attività artistica (più o meno professionale) di molti ospiti della Ca’ d’Industria; è solo uno dei tanti possibili argomenti, ma è molto utile per far capire quanto la valorizzazione delle tante diverse esperienze di vita sia fondamentale per il benessere delle persone. Se poi questa valorizzazione è l’occasione di scoprire personalità ingiustamente dimenticate o quasi, si capisce quanto possa servire alla memoria collettiva una mostra come questa. 

Le dodici persone presentate nell’esposizione sono molto diverse. Raimondo Galdini ha operato professionalmente per una vita nel campo artistico-artigianale; medaglista di vaglia attivo a livello nazionale e addirittura internazionale, non ha mai però guadagnato una fama riconosciuta, proprio perché il suo tipo di attività è stato a lungo considerato frutto più di abile manualità che di creatività. Eppure si è cimentato anche con la scultura (suo il busto commemorativo di Enrico Caronti a Blevio). A oltre 102 anni è ancora lucido e generoso di memorie.

Luisa Albertini è stata un’artista riconosciuta, partecipe di molte esperienze locali (come la scuola degli astrattisti) e nazionali (partecipando anche alla Triennale di Milano del 1953). Ma è sempre rimasta ai margini della notorietà: qualcuno vedendo le sue opere alle pareti di San Pietro in Atrio ricorderà di avere già avuto occasione di incontrarle…
Anna Sacerdoti, invece, è stata un personaggio fondamentale per la città, per la sua passione civile e per il suo impegno culturale (ha fondato e gestito per anni la Libreria di via Mentana e il Gruppo Astrofili Lariani), ma ha coltivato la sua passione per la pittura quasi in segreto, per puro piacere personale.

Altri hanno sperimentato la pittura per vicinanza al proprio lavoro (di lucidista per il tessile, per esempio) o per formazione familiare oppure ancora come semplice – ma meditato – svago. Tra le opere esposte ci sono evidenti esempi di ricerca di serenità così come espressioni di drammaticità interiore.

L’esposizione dimostra soprattutto questo: che quello delle “residenze assistite” (della Ca’ d’Industria e del Pensionato Celesia, tra le altre) non è un mondo chiuso, ma – anzi – aperto sul mondo e sulle sue visioni.