Brian Burgan. Il piatto piange

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L’artista Brian Burgan svuota il piatto

Curioso: mentre Expo si avvicina (mancano pochi mesi) guardiamo con maggiore attenzione nel piatto. Il nostro piatto. Abbastanza pieno e ancora sufficientemente ricco e diversificato. Insomma con una dieta (alquanto) equilibrata…

Tuttavia, come si sa o come si dovrebbe sapere, la situazione non è identica in tutti i paesi del mondo. Si calcola infatti che un terzo della popolazione mondiale (circa 2/3 miliardi di individui) soffra per la cattiva o poca alimentazione. La sottoalimentazione cronica colpisce le popolazioni più povere causando malattie e, nei bambini, originando ritardi nella crescita e nello sviluppo psico – fisico.

Expo ha scelto di riflettere proprio sul tema della nutrizione (“Nutrire il pianeta”) e finalmente si intravedono momenti di attenzione della comunità scientifica internazionale (vedi il Forum Barilla) e dei governi ovviamente dei paesi cosiddetti ricchi.

La crisi economica e il malessere generale che colpisce anche le comunità più abbienti non facilità e non crea il clima favorevole e necessario all’attenzione dovuta al problema.

Se i governi faticano e le grandi multinazionali del cibo non brillano per entusiasmo verso lo studio e la realizzazione di progetti di grande apertura a nuovi modelli alimentari, almeno i giornalisti più sensibili, i letterati e persino gli artisti sono stati colpiti dal problema agendo nella sfera dei sentimenti e delle emozioni. L’unica a loro concessa.

Nel nostro piccolo, guardando la sintesi visiva del piatto che si trasforma e marcisce si ha davvero l’occasione per riflettere.

Il giovane artista visuale (e musicale) Brian Burgan riesce a dire molto direttamente quello che molte autorità tacciono: guardiamolo con attenzione e “ascoltiamo” il rumore del piatto che si svuota in un attimo. Esattamente come nella realtà.