Bassone. Non è mai troppo tardi

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 Como. Bassone. Messo in scena “Non è mai troppo tardi”

Il teatro si trasforma in uno strumento di libertà per la popolazione carceraria del Bassone di Como che sabato scorso ha messo in scena lo spettacolo “Non è mai troppo tardi”.

Uno spettacolo nato da un’iniziativa promossa dalla scuola C.P.I.A. (Centro Provinciale Istruzione Adulti) e dalla direzione dell’Istituto che ha autorizzato il laboratorio di teatro tenuto da Alfio Sesto.

Ogni sabato, per due mesi, quindici detenuti hanno intrapreso questo percorso e, dal laboratorio, è nata un’iniziativa singolare: una interpretazione della vita carceraria affrontata in modo scherzoso.

Battute, brevi scene e racconti da chi vive la carcerazione non tanto come una condizione sociale, ma come un percorso dal quale uscire e riprendere il volo.

Uomini come tanti che, come scrivono loro stessi, diventano bambini pronti ad apprendere qualcosa di nuovo.

“Mettere in scena questo spettacolo – spiegano i detenuti – ci ha permesso di parlare della quotidianità che riflette l’essere o non essere della personalità ambigua che ci caratterizza. Per noi detenuti non è “Mai troppo tardi” per finire la scuola o iniziarla, imparare una lingua, riuscire a prendere un diploma, conoscere le vere responsabilità e considerare il bene o il male come tali”.

La direzione del carcere parla di una delle tante iniziative che permettono di intraprendere nuovi percorsi e di presa di coscienza di una condizione spesso pesante: “Con questi progetti intendiamo avviare il maggior numero possibile di detenuti verso nuovi laboratori che si trasformano in percorsi di vita”, spiega la direttrice Carla Santandrea. “Noi crediamo tantissimo nel lavoro degli insegnanti e dei volontari che prestano il proprio tempo per l’Istituto e siamo grati a loro per le diverse iniziative ed eventi che promuovono nel corso dell’anno. Ogni loro azione è utile per il reinserimento del detenuto”.

Il progetto del teatro è stato possibile grazie alla Preside del C.P.I.A. di Como, Aldina Arizza, che segue proprio l’istruzione carceraria.

“Quello di quest’anno è stato un esperimento direi ben riuscito che riproporremo con i nostri docenti nel corso dei prossimi mesi – spiega. – Un fatto importante su cui stiamo lavorando è quello di permettere l’ampliamento della formazione all’interno del carcere”.

Allo spettacolo di sabato ha preso parte il corpo docenti, e sul palco si sono esibiti 12 detenuti.