Anniversari. 1969: Campo Urbano

Un lampo (d’arte) attraversa Como: mezzo secolo fa

689
Como, 1969. Campo Urbano. Manifesto (Munari – Collina) Stampa Cesarenani

L’Idea è di Luciano Caramel; l’anno è il 1969 cioè dopo il Sessantotto; l’effetto è travolgente; il finale è tragicomico. Questo è (fu) Campo Urbano.

Il 21 settembre del 1969 è una domenica. La Città murata a poco a poco si popola di “stranieri” e “indigeni” che tuttavia non litigano anzi sembrano andare perfettamente d’accordo. Sono – lo si scopre a poco a poco – artisti, ma non di strada anche se tutto si svolge nelle vie del centro storico di Como.

L’idea di Luciano Caramel (critico, storico dell’arte già professore e animatore culturale, poco più che trentenne) coinvolge il giovane Giuliano Collina e soprattutto Ico Parisi (1916–1996) e Francesco Somaini (1926–2005) che iniziano a coordinare una cinquantina di artisti (una decina le donne): pittori, scultori, musicisti, grafici… d’ogni genere e formazione.

Alcuni dei partecipanti si stanno avviando verso una carriera luminosa; altri sono già affermati e molto conosciuti, ma nessuno prevarica. Impossibile, del resto, perché l’impostazione dell’evento prevede una sorta di condivisione del luogo: la Città murata (e qualche diramazione esterna).

Gli artisti lavorano dall’alba al mezzogiorno e costruiscono, montano, dipingono, allestiscono, tirano e mollano un poco di tutto. L’unità di stile non è richiesta e un vero tema non c’è. Comunque si divertono. Il pomeriggio la città è una galleria per l’arte.

I comaschi si divertono un po’ meno. Non capiscono – ovviamente – quel che succede e l’invasione estetica la vedono come una guerra alla consuetudine. Il cuore storico della città – è domenica – non ha negozi aperti (s’usa ancora così) e utilizzare le strade per “esporre” cartoni, teloni, legnami, striscioni o per far volare farfalle di carta e pitturare la piazza o specchiare la facciata del Duomo sono “azioni” che ad alcuni danno fastidio.

Molti invece si divertono; non capiscono – ma c’è da capire? – eppure si lasciano coinvolgere dalla fantasia portata a concretizzarsi in momenti di stranezza, di divertimento, di eccitazione e di provocazione.

Così per tutta la giornata: senz’auto e senza invasione turistica. Artisti e comaschi direttamente a confronto. Lo scontro arriva la sera, in Camera di Commercio, strapiena di popolo e di intellettuali, di artisti, di politici e di amministratori. Si rischia la tragedia e gli Enti pubblici (già entusiasti del progetto) ritirano i finanziamenti (una specie di censura economica…). Ma Campo Urbano è già un mito e si studia nelle Accademie e nelle Università; gli si dedicano articoli e saggi.

Il catalogo (foto di Ugo Mulas, grafica Bruno Munari) è edito da Cesarenani ed è un prezioso (quanto introvabile) cimelio che NodoLibri riprenderà con altre iniziative e la collaborazione di Associazioni culturali e di Enti per ricordare Campo Urbano. Non una celebrazione (celebrare la negazione estetica?), ma per una riflessione sul senso dell’arte dentro la storia o – più semplicemente – dentro lo spazio sociale, culturale e urbano…

Tanto per leggere, da iCOMOgrafie:
Campo Urbano. Una sorpresa
Campo Urbano. Una provocazione