Addii. Rezio Donchi: dare e fare. Obbiettivi irrinunciabili di un tellino molto determinato

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Rezio Donchi [1936–2020] è morto improvvisamente nella sua bella casa a Teglio: il luogo della sua vita. Lo conobbi nel 2001 a una cena (con pizzoccheri, ovviamente) in un ristorante di Teglio. Per caso (o forse no) si sedette vicino a me. Mi conosceva per aver letto le mie cronache culturali su La Provincia di Sondrio (a cui collaboravo dal 1998) ed era incuriosito dalla presenza di un comasco a quella cena (invitato da Bruno Ciapponi Landi, altro grande valtellinese recentemente scomparso) in mezzo a tanti valtellinesi e valchiavennaschi.

Subito entrammo in confidenza, come era solito fare con tutti, e – tra sciatt, pizzoccheri, bresaola e chiacchiere – mi raccontò la sua vita. Non stava fermo un attimo.

Ogni settimana, sul giornale, raccontavo l’incontro con persone e personaggi della provincia di Sondrio che mi parevano interessanti, positivi, capaci di trasmettere lo spirito di quei luoghi. Uomini e donne ricchi di esperienze e di volontà. Rezio mi parve subito uno di quelli…

Da quel giorno, e per una quindicina d’anni, non smettemmo mai di sentirci (in certi momenti anche un paio di volte al giorno) e di vederci: ameno una volta la settimana. Realizzammo vari progetti (ovviamente con molti altri amici) e si consolidò un’amicizia durata vent’anni.

Pochi giorni fa, al telefono, mi disse che stava bene. Gli credetti, ma non è stato così…

Il brano che segue è quel ritratto scritto che gli feci nel settembre del 2001 nel corso della cena. Ne sarebbero seguite moltissime altre anche in zone d’Italia e Svizzera sempre per la promozione della Valtellina e delle sue tradizioni (i pizzoccheri, innanzitutto), ma in quell’occasione colsi immediatamente lo spirito del Rezio che ne fu molto contento.

Intatto, lo riprendo in suo ricordo.

Teglio. 30 settembre 2001 –

Restituire quello che si è ricevuto: un bel principio anche evangelico, ma soprattutto umano. Eppure – in certi casi – non si tratta di altruismo, ma di squisito (e sano) egoismo. In tutto quel dare e ridare, in quell’impegnarsi a fondo perché le cose funzionino, in quell’impedire che la faccende si blocchino, molti uomini attivi trovano tutta la soddisfazione possibile. Restituire è perciò, anche un piacere.

Rezio Donchi riesce a cogliere in ogni azione questa soddisfazione quotidiana. Ora che si trova in pensione, dopo aver lavorato – e per tanti anni – presso una grande azienda (che con soddisfazione definisce “primaria nel suo settore”) e dopo aver viaggiato e girato e conosciuto mezzo mondo, invece di riposarsi, lavora più di prima. Il suo è un lavorio sottile, di sottofondo, ma non in sottotono. Un lavorio discreto, fatto di mille e mille contatti quotidiani, sostenuto da proposte continue, ma immediatamente verificate. La caratteristica del “Rezio” come tutti chiamano Donchi è quella di non lasciare nulla d’intentato e, in particolare, di accertare subito, immediatamente, senza indugi, che la strada intrapresa sia quella giusta, che il contatto funzioni, che il progetto abbia senso, che la linea sia quella corretta.

Cofondatore e presidente (più volte) del Lions tellino è, per facile ammissione degli altri aderenti, l’anima frizzante del gruppo. È anche pericoloso: quello che si dice, che si decide bisogna farlo, ciò che si promette va mantenuto. Se fosse, il Rezio, un politico, sarebbe d’assalto e non per la sventatezza, ma per il numero delle realizzazioni, per l’incessante procedere delle azioni. È sempre in guerra, con se stesso e col tempo, ma riesce a mantenere una certa puntualità e, in particolare, è straordinariamente capace di essere ovunque.

Si sposta con estrema facilità: due giorni qua, due là, un incontro la mattina, una colazione con quattro amici, una telefonatina, una visita al cantiere (è in pensione ma non abbandona l’impegno tra scavatrici e progetti), una riunione al pomeriggio, una cena col sodalizio. È in servizio permanente col mondo.

Tellino di nascita, sondriese per residenza, bormino per vocazione, milanese d’adozione: una vita passata da un luogo all’altro a controllare, dirigere, procurare affari, progettare.

Promuovere è un verbo che usa spesso. Infatti, il suo attuale lavoro, dentro la realtà valtellinese, è di continuo stimolo per la crescita culturale della comunità. Non sempre si sente seguito (perché, come tutti i “condottieri” non ama procedere da solo) ed in particolare ha qualche rammarico verso i compaesani di Teglio che non sembrano sempre attenti alle numerose iniziative che il Lions tellino organizza. Neppure la costante collaborazione con il Club tellino di cultura, e l’adesione frequente del comune, sembrano smuovere una sorta di pigrizia atavica. Rezio Donchi sa benissimo che, quasi mai, avviene che negli stessi luoghi dove si organizzano gli eventi vi sia una reazione totalmente positiva. Tuttavia, se ne dispiace.

Gli piacerebbe trovare accordo, sintonia e far crescere le iniziative. Ricorda quasi con emozione l’ormai lontano 1983, anno della tragedia di Tresenda: era la fine di maggio e la frazione venne colpita da un disastro che provocò numerose vittime. Il Lions tellino era stato fondato da un paio di settimane ed i soci intendevano costruire un asilo. L’edificio progettato, improvvisamente divenne un Centro sociale con un impegno di tutti a portarlo a termine in due anni di lavoro e per un finanziamento di oltre un miliardo, di allora. Fu la risposta giusta ed immediata al disastro.

Agire è dunque il secondo verbo, che non pronuncia mai, ma che fa parte del suo vocabolario interiore. Essere sempre attivo e in movimento, del resto, gli procura continui contatti che immediatamente trasforma in amicizia; curiosamente la sua non è una forza centripeta (non stringe al centro, soffocando), ma spinge e fa esplodere all’esterno. Rezio Donchi proietta, con straordinaria forza centrifuga, affetti, simpatie, collegamenti e amicizie tutti verso l’esterno perché il contatto di tante meteore vaganti provochi altri contatti, altre esplosioni, altri successi.

Segue una filosofia semplice: non fare per niente, ma fare perché giungano messaggi. In questo sta il senso delle operazioni culturali, i concerti, i convegni, le mostre d’arte. La promozione culturale che Donchi e – va precisato molto chiaramente – i quaranta soci del Lions tellino sostengono con determinazione (e alla quale dedicano molto tempo), intende stimolare la reazione degli abitanti, sollecitare l’impegno delle aziende (impossibile, del resto, agire senza sponsorizzazioni), uscire dall’ambito provinciale e presentare un’immagine “alta” del territorio nel suo complesso di ambiente, arte, cultura, aumentandone le potenzialità e le inclinazioni naturali.

Solidarietà è l’altra parola chiave del personaggio. Ma questa non si deve spiegare perché è quella che impone, più di altre, di essere attivi con discrezione per “fare” secondo il principio del “dare”.

Ecco che Rezio Donchi incarna l’uomo valtellinese attivo, sempre pronto a muoversi in sintonia e capace di progettare, ma soprattutto di pianificare gli interventi, superando le divisioni (artistiche, culturali e politiche), smussando gli spigoli (carattere forte, il suo, che si confronta continuamente con quello degli altri). Se ha ancora un progetto non realizzato è di eliminare le invidie e trovare una sorta di unione ideale tra tutti coloro che hanno a cuore la Valtellina; potrebbe diventare la prossima sfida, ma non c’è da temere: la vincerà.

Pubblicato su La Provincia di Sondrio, settembre 2001