Addii. Paolo Veronesi. Educatore, intellettuale, editore

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Gli telefonavi o gli scrivevi e Paolo rispondeva, con gentilezza, sempre. Era un tratto del suo carattere che metteva serenità. Immagino fosse così anche a scuola perché l’eco del gradimento studentesco è rimbalzata dal Liceo scientifico Copernico, a Pavia (dove ha insegnato per anni), fino a Como, sua città natale. Paolo Veronesi [1954–2021] si era laureato in filosofia proprio a Pavia perfezionandosi alla Sorbona di Parigi, altra città che frequentava e amava molto.
Probabilmente amava tutto quello che faceva e i tanti luoghi che andava visitando: un poco per piacere e un poco per lavoro.
Non so quanto si sentisse legato ai fiumi di laggiù, il Ticino e il Po, ma certo non ha mai dimenticato il Lario, il lago, questo territorio.
Là aveva la sua famiglia, qui a Como aveva la “famiglia grande”, unita, intrecciata tra fratelli, figli, nipoti, cugini, casate e amicizie sempre mantenute. Non era, Paolo, uno di quelli che ogni tanto tornavano a Como; era a Como quanto basta e quanto serviva. Talvolta, sembrava avere il dono dell’ubiquità. Avrà macinato milioni di chilometri con la leggerezza di chi non conta la distanza tra le case e gli impegni, ma di chi valuta la necessità di essere presente, di progettare, di realizzare.
Non si può parlare di Paolo come padre e marito; non è il momento: sarebbe troppo doloroso, ma possiamo raccontarlo per come ha vissuto l’esperienza della cultura fatta libro o – più correttamente – del libro che fa cultura. Tuttavia, il suo non era il “fare” dell’intellettuale (che era) colto e preparato, ma il costruire dell’artigiano capace di seguire tutto il processo di realizzazione: ideazione, scoperta degli autori (molti stranieri, nel suo catalogo) e dei titoli, creazione, redazione, produzione e stampa.
Distribuzione. Faceva libri e li portava in giro cercando e trovando nuovi lettori; quasi una missione. Si può azzardare che abbia toccato tutti i punti espositivi della penisola dai Grandi saloni alle Piccole fiere montando e rimontando con l’aiuto sempre attivo della moglie Augusta e dei figli Stefano, Roberto, Sara e Anita. Erano occasioni per verificare la consistenza del catalogo – ricco di oltre 1500 titoli – e la giustezza delle scelte editoriali.
Con coraggio aveva fondato, nel 1989, la Ibis edizioni. Una casa editrice è – come succede sempre ai piccoli editori – lo specchio dei suoi interessi: viaggi, scoperte, altre culture, gastronomia, storia, narrativa, filosofia… erano interessi che lo hanno portato ad acquisire altri marchi come Xenia, O/O (Oriente Occidente…) e FinisTerrae in un’apertura d’orizzonti culturali assai originale.
Era molto attento alla cosiddetta filiera editoriale e assai partecipe del faticoso e importante lavoro dell’associazionismo assumendo ruoli di spicco e mostrando sempre competenza. Erano esperienze che riversava, che offriva ai colleghi a quelli che – per varie ragioni – non partecipavano direttamente alla vita e ai problemi delle associazioni di categoria. Era un ponte di collegamento tra la pratica quotidiana e la soluzione dei problemi.

Gli Editori del Lago di Como e associati gli devono molto: sempre presente alle riunioni (anche all’irrinunciabile cena che ne seguiva), sempre propositivo, capace di mediare e di assumersi responsabilità e impegni diretti. È stato tra i sostenitori più attivi della Fiera del Libro di Como – negli ultimi vent’anni – condividendo incombenze e progetti, speranze e successi.

Sempre, in questi momenti dolorosi, si dice che la persona scomparsa “lasci un vuoto”. Paolo lo lascerà davvero in tutti noi che ne abbiamo potuto apprezzare la bontà d’animo e l’intelligenza; la vivacità e la simpatia. Conversare in presenza o a distanza era sempre un arricchimento e un vero piacere con parole e pensieri che duravano a lungo.
Possiamo solo immaginare il vuoto che lascerà a Pavia e a Como, nella sua famiglia e nei tantissimi amici, nei suoi allievi che lo hanno amato, nei colleghi a cui ha regalato amicizia e sorrisi, nel mondo editoriale che perde un esempio positivo in un momento così tanto tragico e difficile.