Addii. Italo Gomez

Musicista di classe, organizzatore culturale di talento

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Italo Gomez aveva un talento innato: sapeva capire il pubblico. Era un musicista e un organizzatore, un ideatore, un creativo, un fantasista che ha trasformato la musica da espressione per pochi a piacere di tanti. Era la sua capacità.

Italo Gomez, era nato a Medellin in Colombia il 26 gennaio del 1933 ed è morto il 14 maggio 2020 a Roccabernarda in provincia di Crotone. Lontano dalle terre in cui ha espresso le sue vaste qualità musicali e culturali. L’elenco delle sue molteplici attività è lungo [vedi: Vita di Italo Gomez] ed i meriti altissimi. Non tutti riconosciuti.

È ciò che capita agli individui dal carattere forte, determinati ad assumersi molte (forse troppe) responsabilità in un mondo difficile; quello musicale, artistico, culturale che dipende da economia, finanziamenti e politica; non è un settore facile. Italo ha saputo muoversi sempre con grande abilità e questo era il suo stile.

Musicista, violoncellista di grande bravura, lascia o quasi la carriera di concertista per dedicarsi alla promozione delle attività culturali e musicali, mai separando arte, letteratura, storia, architettura… dalla musica. Mai limitandosi a settori specifici come la classica, la sinfonica o l’operistica, ma unendo – sempre e dove possibile – l’antico con il moderno, lo storico con il contemporaneo.

Il cosiddetto “colto” con il popolare, il tradizionale con la sperimentazione sono stati argomenti fissi della sua progettazione e delle proposte condotte a Firenze, prima, poi a Como, a Milano – Pomeriggi musicali e alla Scala – e come Direttore artistico alla Fenice di Venezia (tanto per fissare alcune tappe della sua lunga vita musicale).

A Como arrivava nel 1967, condotto da Gisella Belgeri (che già aveva fondato Gioventù musicale, con altri giovani musicisti e appassionati) e insieme fondavano l’Autunno musicale a Como. Il clima era favorevole e la curiosità giovanile al massimo. L’offerta dell’Autunno spaziava in tutti i settori musicali contaminata dal teatro e dall’opera, dal cinema, dall’elettronica. La musica popolare diventava ricerca e spettacolo; le piazze, le ville, le chiese – in particolar modo – si aprivano e si riempivano.

Spesso – soprattutto negli anni dell’inizio – il festival era quasi sempre esaurito. Il pubblico gradiva e Italo capiva che l’offerta si doveva ampliare e allora inventa il Canto delle pietre (rassegna itinerante di musica antica) e poi mille altre occasioni con concerti, rassegne, mostre… era instancabile.

L’apporto dei giovani collaboratori (musicisti e organizzatori a decine…) è stato determinante; era una squadra che funzionava e che sapeva superare i sempre tragici momenti di difficoltà: far quadrare i conti non era facile, ma Italo riusciva a stabilire legami stabili – pur conflittuali – con le diverse amministrazioni pubbliche, la Regione, lo Stato.

Quaranta, cinquanta anni di promozione della cultura musicale sono cifre da record. Tanto sorprendenti se si prende in esame il grande cambiamento del sistema dei concerti, dello spettacolo dal vivo, della diffusione della musica attraverso mezzi come la radio, la televisione il sistema digitale che rivoluzionano i modelli e la percezione del pubblico. Ecco, il pubblico.

Italo Gomez aveva appunto un talento riconoscibile nel suo confrontarsi direttamente con gli spettatori: lo si vedeva – durante le occasioni varie – più in sala che non su palco o in pedana. Non dietro le quinte, ma a lato del pubblico ad osservare i comportamenti e il gradimento e a capire – semmai – come procedere.

Col suo miglior sorriso, sincero, Italo esprimeva quel contatto diretto che le persone gradivano e che serviva da collegamento tra organizzatori, musicisti, con chi ascoltava. Un tocco di classe che – tra i tanti meriti – ha fatto la diversità del festival e del suo ideatore.

Italo, ci sei già molto mancato.