Addii. Emilio Trabella, l’Uomo che parlava alle piante

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Un grande. Di straordinaria competenza botanica e paesaggistica, Emilio Trabella è stato soprattutto grandissimo nel saper trasmettere a tutti una sapienza sconfinata, con semplicità e felicità. Sapeva coinvolgere perché la sua competenza non era solo “scolastica”, ma era vera, vissuta, sperimentata.

Emilio è stato tante cose: il paesaggista di fama internazionale (ogni tanto, con totale naturalezza, si lasciava sfuggire che avrebbe dovuto vedere Elton John o Madonna o la tale o talaltra “archistar”), è stato il progettista di nuovi giardini e il restauratore di giardini storici; l’esperto e il botanofilo; ma – per noi – soprattutto la persona che ci ha raccontato i giardini intorno al Lario.

A sentirlo parlare di questa multiforme realtà, per la maggior parte di noi una semplice gioia per gli occhi, si aveva la netta sensazione che con tutte quelle piante, quegli alberi, quei fiori lui intrattenesse una relazione personale – da vivente a vivente. Ogni tanto ricordava «Ah, questa l’abbiamo curata, stava male, poi si è ripresa, ma si vede che soffre ancora un po’…», indicandoci  quelli che per lui erano i sintomi evidenti di una storia “individuale” e che per tutti noi restavano misteriose indicazioni di una vicenda inesplicabile.

Ma Emilio non si limitava ai monumentali giardini del lago: lo si poteva apprezzare anche – e forse soprattutto – quando illustrava luoghi “normali”, quando non addirittura problematici.

Insieme, abbiamo percorso le rive del Lario su barche e battelli: memorabile un suo lunghissimo racconto (diverse ore) costeggiando le bellezze del lago a pochi metri dalla riva scoprendo – finalmente – bellezze nascoste. Insieme, abbiamo condotto un paio di visite al comparto dell’ormai ex ospedale Sant’Anna di via Napoleona, per rendere evidente quanto fosse importante recuperarlo e metterlo a disposizione della città. La sua spiegazione era stata straordinariamente vivace e ricca, capace di restituire il significato di luoghi che, per le ragioni più diverse, quasi mai felici, la maggior parte degli abitanti non aveva mai potuto apprezzare. Dai corbezzoli ai cedri, alle magnolie, senza disdegnare qualche arbusto a lato dell’asfalto, il verde urbano riprendeva – letteralmente – vita.

E si rendeva così evidente quanto la bellezza del paesaggio di questi luoghi fosse dovuta al consapevole intervento delle persone e delle comunità; o – reciprocamente – quanti disastri dipendessero dall’incapacità di entrare in relazione col territorio.

Ora Emilio non è più al nostro fianco e i suoi racconti ci mancheranno. Purtroppo Emilio, che non si faceva mai pregare per chiacchierare e raccontare (una volta superati i problemi logistici dei suoi incessanti spostamenti), ha lasciato poco di scritto; era l’archivio vivente di se stesso e della natura che aveva imparato a conoscere. Quella natura che, senza di lui, ora necessita di ancora più attenzione da parte di tutti.