Addii. Don Bruno Maggioni: la parola sapiente

Biblista e studioso notissimo, è morto a Como il 29 ottobre 2020

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Don Bruno Maggioni [Rovellasca, 1932 – Como, 2020]. Ordinato sacerdote della Diocesi di Como il 26 giugno 1955

La cosa più riprovevole, ricordando un amico appena morto, è portarlo nella dimensione della propria esperienza. Tuttavia, non è facile – in questi casi – distaccarsi dalla persona che si è conosciuta e con la quale si son condivisi parole e ragionamenti e tanti anni di amicizia.

Ho conosciuto don Bruno Maggioni che avevo una dozzina d’anni; lui ne aveva trenta. Era un giovane prete, già noto, aveva studiato teologia e scienze bibliche a Roma. A Milano cominciava l’insegnamento alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Esegesi del Nuovo Testamento) e al Seminario Vescovile di Como (Teologia biblica) ed Introduzione alla teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Così dalla fine degli anni Cinquanta fino a pochi anni fa.

Teneva lezioni e conferenze ovunque in diocesi e in Italia; era molto richiesto non solo per la sua straordinaria cultura teologica e soprattutto biblica, ma per la capacità – rarissima – di porre sofisticate questioni di fede in modo semplice, chiarissimo. La Bibbia, in particolare, è stata, per don Bruno, un testo o meglio una sorta di canovaccio dal quale prendere le parti necessarie per coinvolgere nel dialogo tutti coloro che gli stavano davanti: singole persone, gruppi, studenti, studiosi, spettatori, popolo…

Aveva una semplicità disarmante e, nel contempo, passeggiava su abissi profondi in equilibrio rassicurante. Così per tutti, da sempre. Le sue conversazioni (mai proprio lezioni) erano minuti affascinanti sia per chi ne volesse trarre maggiori convinzioni, sia per coloro che si avvicinavano agli argomenti solo per curiosità intellettuale.

Tra il Sessantadue o il Sessantatré arrivava in san Fedele ogni domenica alle 17 circa, chiamato dall’allora prevosto mons. Angelo Dolcini, già suo professore in seminario, per tenere conversazioni e letture della Bibbia. Pensare, oggi, incontri a quell’ora, in un giorno festivo e su quell’argomento sarebbe una sfida notevole, ma a quel tempo funzionava.

Una trentina di soli (ovviamente) uomini avrebbero mantenuto l’impegno per diverso tempo e tutti pendevano dalle sue labbra; capace com’era di “narrare” e coinvolgere e spiegare e portar dentro il testo rivelandone – a orecchie stupite e abbastanza sorprese – i segreti di un’interpretazione non convenzionale e sempre affascinante.

Era un successo al quale mi piaceva partecipare un po’ tirato da mio padre (che lo conosceva) e che mi assicurava che non mi sarei annoiato. E così era.

Da quel tempo lontanissimo, don Bruno ed io ci siamo sempre frequentati; senza troppe programmazioni; un po’ come capitava. Come sul treno delle Nord io giovane studente e lui già professore per un’oretta di chiacchiere svagate e profonde, veloci e scivolanti… come sull’ottovolante che sembra lasciar liberi, ma che si sa ben trattenuto da forti rotaie.

Don Bruno si divertiva un sacco a discutere con tutti e anche a mettere quasi in imbarazzo le giovani studentesse che ovviamente vedevano il professore (a cui è chiesta assoluta serietà…), ma si divertivano nel riconoscere la mente aperta, libera da pregiudizi, fortemente credente eppure mai invadente.

Ci siam trovati diverse volte a far la parte “dei comici” (parole sue) in qualche teatro della zona nel tempo di Quaresima; talvolta in gruppo e non poche altre lui ed io, da soli. Davanti ad una platea spesso numerosa (è sempre stato una star!) abbiamo interpretato allegramente la scenetta del credente e dell’ateo.

Nonostante ci conoscessimo da decenni, la prima volta avevo aderito con qualche reticenza (non ero e non mi sentivo all’altezza), ma sentendoci – prima – per telefono, avevo capito che non sarebbe stato un duello. Non era il tipo che usasse la spada della sua smisurata cultura per massacrare un avversario di gran lunga più debole.

Difatti, davanti al pubblico ansioso di ricevere conferme e consolazioni (s’era pur sempre in Quaresima) don Bruno aveva sconcertato tutti dicendo che la sua fede era inspiegabile, che le Scritture non erano un passaporto e nemmeno un documento per mettersi al sicuro, che la “Parola” non andava “capita” semmai “assorbita”.

Non era poi così difficile concordare con tali suggerimenti e ci saremmo divertiti davvero tanto – altre volte – ad ascoltar cavalieri dei due schieramenti opposti (credenti contro atei e viceversa) che sdottoravano acutissimi nei diversi campi. Mi diceva: vedi, combattono, ma non si scontrano neanche. Mi guardava di traverso (solitamente eravamo seduti all’opposto) lanciandomi sorrisetti troppo divertiti.

Gli piaceva scherzare, ma era anche molto serio: conferenziere straordinario e autore di libri prolifico (oltre la cinquantina) e tutti tesi a coinvolgere invece che spiegare. Perché la “Parola” (quella che lo ha ispirato e alla quale ha dedicato l’intera sua lunga vita) non poteva essere rovinata dalle “parole” che altrimenti son chiacchiere.

Grazie don Bruno, per la pazienza che hai avuto e l’amicizia che ci hai dato. Grazie anche per non avermi mandato – qualche volta – al diavolo…

(Il funerale in Cattedrale, sabato 31 ottobre 2020.)