ACIMIT. Tecnologie green nella filiera tessile

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Le tecnologie green nella filiera tessile: un valore aggiunto

Si è svolta lo scorso 21 giugno, nell’incantevole cornice della Sacrestia del Bramante della Basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano, l’annuale assemblea generale dei soci di ACIMIT, l’associazione che raggruppa i produttori di macchine tessili in Italia.

Attualissimo il tema dell’evento:” Le tecnologie green nella filiera tessile: un valore aggiunto nei processi di innovazione sostenibile”. Il meccanotessile italiano, infatti, che nel 2015 ha visto aumentare sia il proprio fatturato, sia le vendite all’estero, punta sull’innovazione sostenibile. E il settore tessile italiano ha ricominiciato ad investire.
“Quale titolo migliore per presentare un futuro già presente?” si chiede Raffaella Carabelli presidente di ACIMIT.

“Cresce il numero di imprese tessili che si impegnano a ridurre i consumi e le emissioni delle fasi di lavorazione” continua la Carabelli e ” i produttori meccanotessili sono direttamente coinvolti in questo processo di crescente consapevolezza ambientale; ne sono, anzi, in molti casi i veri protagonisti”.
Il progetto Sustainable Technologies avviato nel 2011, che vede la partecipazione di oltre 40 case costruttrici, ha introdotto nel mercato il concetto che le tecnologie possono essere valutate anche in base alle performances ambientali.
A dimostrazione dell’impegno di questi anni ci sono ben 800 targhe verdi installate su macchinari tessili che hanno voluto dire una notevole riduzione delle emissioni di CO2 in atmosfera.
Le imprese tessili e meccanotessili , insomma, hanno chiara la direzione dove andare.
Per monitorare costantemente il mercato, ACIMIT ha promosso uno studio che ha coinvolto un gruppo di aziende tessili impegnate in azioni ecosostenibili. Aurora Magni, presidente di Blumine Sustainability Lab e docente a contratto presso la scuola di Ingegneria gestionale dell’Università LIUC, ha condotto e presentato l’indagine che ha visto coinvolte 31 aziende italiane del settore.
” Il tema della sostenibilità ha posto le imprese tessili di fronte a nuove sfide e a nuovi obiettivi – riporta lo studio condotto da Blumine – l’industria della moda, infatti, considerata tra le più inquinanti al mondo, si sta interrogando sui costi che le sue produzioni impongono all’ambiente e sul valore etico delle proprie attività” . Si sviluppano nuove modalità produttive che rispettano gli alti livelli del fashion italiano.
7 filature, 9 tessiture e maglifici, 5 imprese della nobilitazione e 10 integrate ritengono che le lavorazioni tessili siano impattanti sull’ambiente sia per quanto riguarda i consumi energetici ed idrici, sia per le emissioni inquinanti in atmosfera.
La sostenibilità si identifica per il 94% degli intervistati con il miglioramento delle qualità ecologiche del prodotto. Al secondo posto, per ordine di iniziative attivate, figura l’adozione di procedure per la documentazione del grado di sostenibilità dell’azienda e dei suoi prodotti (77%), mentre l’acquisizione di tecnologie ha rappresentato nel 2014/2015 un impegno importante per il 61% delle imprese a cui si aggiungono investimenti nel campo delle energie da fonti rinnovabili (55%) e della depurazione ( 52%). Rilevante anche l’importanza attribuita dalle aziende al rischio chimico e all’eliminazione di sostanze chimiche critiche per l’ambiente (42%). Non mancano, infine, iniziative di impegno sociale/umanitario (26%) e per il welfare animale (13%).
La maggioranza delle aziende ( 84%) ha dichiarato di avere già in corso azioni finalizzate a ridurre l’impatto ambientale delle lavorazioni o di prevederne l’adozione in tal senso nei prossimi due anni (2%). Gli interventi sui processi produttivi mirano a ridurre i costi economici ed ambientali, connessi ai consumi e a garantire condizione di sicurezza e salute per lavoratori e consumatori oltre che a contenere emissioni e scarti.
La quasi totalità delle imprese dichiara di aver effettuato significativi investimenti negli ultimi tre anni e il ritorno degli investimenti è ritenuto positivo dal 67 % degli intervistati. Anche la targa verde è ritenuta un utile strumento di informazione sulle performance ambientali delle tecnologie. ( si veda ” Le tenologie green nella filiera tessile ” a cura di Blumine)

Durante l’assemblea in una tavola rotonda si sono confrontati noti imprenditori del settore.
Graziano Brenna, titolare della Tintoria Filati Portichetto Srl e membro del consiglio del Centro Tessile Serico di Como, ha spiegato come negli ultimi anni abbia deciso di cambiare strategia per garantire livelli alti di performance secondo le richieste del mercato. Alcuni anni fa, infatti, per opera di cinque imprenditori di distretti tessili diversi, tra cui Brenna, è nato il il consorzio ” Filo d’oro”. Voglia di fare sistema, passione per il proprio lavoro, creatività e stile: questo il motto della filiera del prodotto serico in grado di rispondere a tutte le esigenze del cliente grazie a una catena produttiva integrata e certificata. “Questo progetto ha fatto crescere le aziende che sono all’interno dell’aggregazione ” ha affermato Brenna che ha anche ricordato come il Centro Tessile di Como stia lavorando molto su questo fronte.
Certo le criticità non mancano. Prima fra tutte il fatto che in Italia non esistono più aziende produttrici di coloranti e ausiliari e che, spesso, le aziende estere non rispettano le garanzie date sui prodotti importati costringendo le nostre imprese ad importanti investimenti per offrire le giuste garanzie ai propri clienti. Dato questo confermato anche Andrea Cavicchi di Furpile Idea Spa e rappresentante di Confindustria Toscana Nord che sottolinea anche l’importanza che le imprese si uniscano in consorzi, reti di aziende e filiere proprio per essere in grado di far fronte a questo problema. Alan Garosi di Fulgar Spa richiama l’attenzione sulla distribuzione e sulle richieste del mercato sempre piiù alla ricerca di fibre funzionali, ma green e certificate da parte terza. Fondamentale è investire, sottolinea Flavio Tonello della Tonello Srl, vincitore di ben due premi all’ultima edizione di ITMA, la fiera del settore, e avvalorato da Domenico Sturabotti, direttore di Fondazione Symbola, che ci conferma con il rapporto GreenItaly 2015 che un’impresa italiana su quattro ha investito in tecnologia green.
E la sostenibilità non è solo un marchio, ma un modo di vedere l’impresa.
Oggi, insomma, il ” terreno su cui l’industria tessile gioca in larga misura la propria competitività è quello della sostenibilità ambientale e sociale” .