Addii. Carlo Ferrario: Silenzioso Maestro

Addii. Carlo Ferrario: Silenzioso Maestro Carlo Ferrario, intellettuale comasco, è morto il 26 dicembre 2019. Abbondino d’oro nel 2012

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Carlo Ferrario, intellettuale comasco, è morto il 26 dicembre 2019.
Abbondino d’oro nel 2012


Carlo Ferrario
[1931–2019] è morto dopo lunga malattia e dopo un’intensa vita dedicata – da raffinato intellettuale – interamente alla cultura. Scritta così, di getto, questa frase non ha molto senso e Carlo ne riderebbe; tuttavia dedicare una vita intera alla cultura è esattamente quel che è avvenuto con lui. Raro beneficio – si dirà – consentito a pochi e meritato da ancor meno facendo della cultura un privilegio assoluto: almeno come Carlo l’intendeva.

Chi lo ha conosciuto e frequentato sa esattamente che cosa significasse per Carlo vedere e coltivare l’immenso campo del sapere: saper scegliere, seminare, coltivare, veder crescere, goderne i frutti… pochi o tanti, ma sempre eccellenti e mai nascondersi dietro i paraventi di un intellettualismo facilone: non era accondiscendente.

Dotato di curiosità infinita – almeno fino a che corpo e mente glielo hanno consentito – e di una memoria prodigiosa godeva nell’accumulo della conoscenza ed ogni nuova cosa che apprendeva s’andava così ad aggiungere alla materia precedente: era un intellettuale seriale. Instancabile nell’argomentare e sempre – o quasi – con somma capacità d’analisi e di critica. Nella critica – infatti – era maestro, indiscusso.

Polemico, anche, e molto capace di porre le questioni in modo raffinato, ironico, fermo. Non era tuttavia statico nelle sue posizioni vivendo il cambiamento culturale degli anni Sessanta. Di famiglia borghese, studi classici, laurea in giurisprudenza, praticantato notarile (un’idea del padre subito abbandonata) e poi funzionario all’Amministrazione provinciale fino al 1970 circa quando sarebbe passato in Regione Lombardia a far quel che sapeva fare: occuparsi prevalentemente di musica.

Forte di studi di composizione e già interessato alla musica contemporanea Carlo avrebbe rivelato una straordinaria capacità di vivere parallelamente due passioni: quella della musica classica e operistica e quella della musica del suo tempo. Era – va detto – un compositore complesso a tratti difficile; volutamente ostico in certe sonorità ricercate – con puntiglio – nell’esperienza della “nuova musica” elettronica e poi digitale.

Sapeva pure abbassare non il livello, semmai il tono, verso testi e musiche più “popolari” garbatamente politiche (nei testi) e leggermente accattivanti (nelle musiche). Erano “canzoni politiche”, sperimentazioni colte che facevano il verso alle canzonette del tempo (odiatissime) e ai cantautori (mai sopportati, mai ascoltati…). Parole come pop, rock, blues, jazz… erano intollerabili alle sue orecchie; per non parlar dei testi in voga che considerava men che ciarpame.

Erano quegli anni, i Settanta e gli Ottanta, di una crescita culturale collettiva che Carlo non disdegnava e che a Como gli hanno concesso di essere co–protagonista di molti e indimenticabili momenti di accrescimento culturale giovanile. Le sue lezioni o conferenze erano seguitissime per la capacità che Carlo aveva di mischiare i generi passando dalla musica all’arte figurativa, alla poesia, alla letteratura, al teatro, al cinema… collaborando con il Teatro stabile di Como e l’Autunno musicale ha mischiato spesso i generi

Carlo era poeta perché conosceva e amava i poeti; musicista e musicologo perché studiava storia e composizione; era – in particolare – cittadino comasco perché sapeva osservare e ascoltare.

I suoi “studi” erano laboratori di esperienze: mitico quello in via Odescalchi al 30; poi quello in via San Giuliano; infine la sua abitazione–studio in via Volta 36 per finire in via Bossi (anche se la vecchiaia – qui – iniziava ad incombere). Comunque, tutti luoghi aperti alle menti aperte; giovanili soprattutto, ma non solo. Decine di giovani studenti e futuri musicisti hanno passato ore indimenticabili in mezzo alla vastissima biblioteca e a migliaia di LP e CD e nastri ad ascoltare musica, a fare musica, a scrivere e ad ascoltare Carlo che – non lo si dimentichi – era un maestro discreto eppure esigente: si poteva – si doveva – discutere anche fino all’alba su ogni questione.

Era stato capace di regali raffinati, insoliti e di una sensibilità rara: non dimenticava un compleanno ed aveva per ciascuno una telefonata, una poesia, un mottetto, un sonetto, un gioco anagrammatico o un’operina, un racconto o un ricordo. Era, nella creazione, instancabile, inesauribile. Como, nel 2012, lo ha insignito dell’Abbondino d’Oro: la massima onorificenza della città.

Purtroppo inattivo da qualche anno, ci ha lasciato una grande eredità non solo di libri (quelli pubblicati almeno una trentina; quelli inediti… non si sa) o di musiche (per fortuna, molte sono archiviate), ma anche e soprattutto di umanità. Ad ogni domanda la sua risposta era sempre pronta e competente e ad ogni sollecitazione culturale la sua reazione è sempre stata esatta, completa, perfetta. Caro Carlo: ci mancherai.

L’ultimo saluto a Carlo Ferrario è in San Giuliano a Como, sabato 28 dicembre 2019 ore 11