Storie verso Natale_09_Uno sparo nel buio

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Storiella di natale numero nove: “Uno sparo nel buio”

Pum. Un colpo solo secco. Uno sparo nel buio al buio. Un disastro. Un incidente avrebbero titolato i giornali il giorno appresso. Un’idiozia avrebbero detto tutti.

– Ma come si fa a sparare a Babbo Natale …
– Pensavo fosse un ladro. Sa non ci si può più fidare di nessuno …
I carabinieri incaricati delle indagini un poco le credono un poco no.
– Non si spara a casaccio – dice seriamente l’investigatore.
– Ma era buio!
– Appunto.
– Potevo anche ammazzarlo …
– Per fortuna ha mirato chissà dove.
– Veramente ho cercato di colpirlo
– Oh bene. Adesso ci dica …
– Dico cosa?
– Come le è venuto in mente di sparare a Babbo Natale?
– Ma come facevo a saperlo. Era buio.
– Appunto. Non si spara al buio.
– Non si spara in genere – precisò l’altro carabiniere.

Giustizia casalinga frutto della tensione che teneva il paese come una corda di violino da un paio di settimane. Furti qua, scassi là. Il giornale locale ci faceva titoli e paginate. Anche per cose minime.
– Rubano di qui rubano di là … – si scusò la donna facendo una smorfia indecente.
– Sappiamo, sappiamo – tagliò corto il carabiniere.
– Ma come potevo sapere?
– Infatti, nel dubbio …
– Ha sparato.
– E l’ho colpito.
– Di striscio.
– Per fortuna.
– Ma il reato rimane. Non si spara così …
La donna si siede sul divano e mette la testa tra le mani. Disperata: – Tentato omicidio? – chiede.
I due carabinieri si guardano: – O legittima difesa? – e ridono.
Che c’è da ridere. Poteva essere una tragedia, ma siamo ancora alla farsa.

– Ci vedo più una turbativa della quiete pubblica – dice il carabiniere guardando nel vuoto.
Prende blocco e penna e s’accinge ad ascoltare la dichiarazione:
– Dica. Come è successo?
La donna, sempre più affranta, incomincia il racconto.
– Era buio.
– Questo l’abbiamo capito. Circa a che ora?
– Mezzanotte, forse qualche minuto prima.
– Dunque?
– Sento dei rumori. Sto in ascolto. Sento come un fruscio. Tirare qualcosa.
– E ha preso la pistola – incalza il carabiniere.
– Non subito. Non ho avuto paura immediata.
– Ha sentito rumori.
– Certo. Provenire dall’esterno.
– Sia più precisa.
– Dal balcone. Siamo al terzo piano, ho pensato …
– Pensato cosa?
– Che al terzo piano siamo sicuri.
– Sicuri da cosa?
– Ma dai ladri, accidenti!
– Continui.
– Inoltre sono sola.
– Nel senso?
– Che mio marito è fuori per lavoro. Tornerà tra qualche giorno. Capisce?
– Capisco.
– Ecco: sento rumori e mi avvicino alla finestra del balcone.
– E cosa vede?
– Innanzitutto “cosa sento”.
– Sente?
– Le dicevo: un fruscio e un tirare. Un tirare qualcosa.
– È a quel punto che apre la finestra?
– Non subito. Prima vado a prendere la pistola.
– Perché lei ha una pistola …
– Mio marito.
– Che non c’è.
– Ma che ha lasciato la pistola a casa.
– E vuole che se la porti in giro?
– Non so. Dica lei.
– Non la porta mai in giro.
– Bene. Immagino sia un possesso regolare.
– Ha il porto d’armi.
Pausa. Immaginando la successiva domanda la donna anticipa: – Io non ho il porto d’armi.
– E naturalmente sa sparare.
– No. Non l’ho mai fatto.
– Dunque la pistola era carica.
– Era carica. Ma non ho controllato.
I due carabinieri non sanno se divertirsi o spazientirsi.
– Senza saper se la pistola fosse carica o non carica lei l’ha usata contro …
– Contro un’ombra!
– Quale ombra?
– Quella di … Babbo Natale – dice la donna al colmo dell’esasperazione. L’interrogatorio si fa lungo e difficile.
– Ma era certa che si trattasse di un’ombra?
Pausa. La donna sta pensando. Risponde sincera: – Non sono certa che si trattasse di un’ombra.
– Ammette dunque d’aver sparato?
– Non l’ho mai negato.
– Contro Babbo Natale.
– Contro l’ombra che sembrava Babbo Natale.
La donna incomincia a mettere a fuoco gli avvenimenti.
– E non era Babbo Natale?
– Certo che no! – risponde la donna lasciando un sospiro penoso.
– Come fa a saperlo?
– Che non era Babbo Natale? – chiede.
– Appunto.
– L’ho saputo dopo … a cose fatte.
– Quanto dopo?
– Dopo che il mio vicino, sa … quello del piano di sopra, ma che stava sotto …
– Si spieghi meglio.
– Bene. Sento il fruscio. Vedo finalmente una corda che attraversa il piano fino al balcone di sopra.
– Era ferma?
– Che cosa?
– La corda!
– Non saprei, non si vedeva bene …
– Era infatti buio – l’incalza il carabiniere.
– Infatti.
– Dunque precisiamo – dice l’uomo mentre prende appunti – lei vede una corda che attraversa il suo balcone dalla ringhiera al piano del balcone del quarto piano. Esatto?
– Esatto.
Poi continua: – Prende la pistola immaginando che attaccato, sotto quella corda, ci possa essere qualcuno diciamo un uomo, un ladro …
Silenzio.
– Mira verso l’esterno. Oltre la ringhiera del balcone.
La donna accenna solo con lo sguardo la condivisione del racconto.
– Vede un’ombra salire e affacciarsi alla sua ringhiera. È in quel momento che preme il grilletto.
– E cosa avrei potuto fare? Lasciarlo entrare dal balcone? Credevo fosse un ladro – era sinceramente disperata.
– Ma si trattava, diciamo, di Babbo Natale – dice il carabiniere.
– Più o meno – rincalza la donna.
– Appunto.
Il carabiniere chiude il blocco e mette il tappo alla biro: – Quando si è accorda che – diciamo – non si trattava veramente di Babbo Natale? O meglio: che non si trattava neanche di un uomo?
– Non subito – risponde la donna.
– Ho sparato. Era la prima volta e come le ho detto non ho molta mira. Invece di prendere l’ombra ho preso la corda.
– Tagliandola in due.
– Un bel colpo, per una principiante … e poi cos’è successo?
– Che l’ombra ovvero Babbo Natale …
– Il presunto ladro.
– Insomma – dice la donna quasi seccata – l’intruso è precipitato dal terzo piano sulla testa del mio vicino.
– Quasi ammazzandolo – precisa il carabiniere.
– Ma che ne sapevo io che quel deficiente stava tirando su un fantoccio di Babbo Natale. Di notte al chiaro di luna e con quella cretina di sua moglie che tirava la corda.
Allarga le braccia e continua: – Credevo fosse un ladro.
– Ma era Babbo Natale.
– Un fantoccio.
– Un’illusione.
– Un’idiozia! – la donna stringe i pugni – mettere fantocci di Babbo Natale sui balconi come fossero ladri. Una vera idiozia.

 

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08_Giro Virtuoso

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10_L’uomo che ripiantava abeti

 

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