Storie verso Natale_05_Pubblicità ingannevole

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Quinta storiella natalizia: “Pubblicità ingannevole”

Alzò il ricevitore con destrezza, nonostante l’età:

— Pronto chi parla?
— Con chi parlo? — rispose cortesemente la voce della telefonista dall’altro capo del telefono.
— Voglio parlare con Babbo Natale!
— Con Babbo Natale?
— Hai capito? – pausa – Bene?
— Ho capito — e aggiunse: — Se ho capito bene tu piccolino vorresti parlare con … Babbo Natale.
— Me lo puoi passare?
— … Non te lo posso passare …
— Perché?
— Perché questa non è la casa di Babbo Natale. Cioè lo è, ma non come credi tu.
— Io voglio parlare con Babbo Natale e se quella è la sua casa passamelo.
— Non essere insistente.
— Ma io voglio parlare …
— Ho capito, ma è impossibile. Credimi.

Seguì un silenzio di qualche secondo dopo il quale alla telefonista parve opportuno cercare di interrompere la conversazione.

— Sei ancora lì?
— Sono ancora qui. Dimmi.
— Te l’ho già detto …
— Sì lo so: vuoi parlare con Babbo Natale ma, come ti ripeto, è impossibile anche se questa …
— È la sua casa!
— Non proprio …
— Così era scritto sulla pubblicità!
— Era una pubblicità — rispose la donna ormai abbastanza infastidita — e non vuol dire …
— C’era una faccia di Babbo Natale e un numero di telefono. Questo è quel numero o no?
— È quel numero, ma …
— C’era Babbo Natale con tante ragazze.
— Senti. Te lo ripeto: era una pubblicità.
— Ho capito. Anche Babbo Natale deve fare pubblicità. Questo lo so benissimo. La fanno tutti. Quelli del panettone, quelli dei giocattoli, ci sono i Re magi, c’è anche la Befana. Perché non dovrebbe farla anche Babbo Natale.
— Appunto.
— Allora passamelo.
— Non è così semplice.
— Prendo un appuntamento?
— Come sei testardo. Quanti anni hai?
— Sette.
— Sei ancora piccolo …
— Invece sono grande.
— Ma se sei grande … credi ancora che a Natale … i doni …
— Li porta Babbo Natale! Per questo voglio parlargli.
— Sì, capisco. Ma quella pubblicità non era per bambini.
— Parlava di regali e di chiedere qualunque cosa. E c’era il numero di telefono. Questo.
— È vero.
— Allora?
— Allora non è come tu credi.
— Io credo che i doni li porti Babbo Natale.
— Sì, certo.
— Allora passamelo.
— Non è possibile. Non hai l’età giusta. Sei piccolo.
— Perché allora Babbo Natale porta regali anche ai grandi?
— Qualche volta.
— Non l’ho mai sentito.
— Adesso lo sai.
— Non prendermi in giro. So benissimo che i grandi i regali se li fanno tra di loro … e poi non sono mai buoni abbastanza e tanto si arrabbiano spesso. Dunque anche se li chiedono Babbo Natale neanche li guarda …
— Hai ragione. Ma questo è un Babbo Natale speciale.
— Che fa regali solo agli adulti?
— In un certo senso.
— Ma quanti Babbo Natale ci sono?
— … uno, credo …
— Come … credo? Io sono sicuro che di Babbo Natale c’è solo quello.
— Hai ragione. C’è solo quello. Questo è … un altro …
— Non capisco.
— Non puoi capire.
— Voglio capire.
— Aspetta quando sarai più grande.
— Ma poi, allora, Babbo Natale non mi crederà più.
— Ti crederà.
— Ma se sarò grande allora potrò anche non essere più buono.
— Qualche volta ti capiterà.
— Ma io voglio esserlo. Così mi porta i regali.
— Prova a esserlo anche senza aspettare regali.
— Non capisco.
— Capirai. Ma quando sarai grande.

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